02/07/2009

gatx

Nessun ferroviere ha la vista a raggi x.
Noi non siamo i grandissimi sacchi di bratta che qualcuno vorrebbe far credere.
Ma nemmeno superuomini con poteri paranormali.
Le verifiche tecnico-strutturali ai carri sono esternalizzate, ormai da tempo.
La vista a raggi x ci verrebbe anche bene, per un sacco di cose.
E pure la capacità di percepire gli ultrasuoni.
Peccato, non ne disponiamo.

Vi bastino queste due frasi. Non dirò altro.
Da noi chi parla ha la lettera di licenziamento pronta.
E io tengo famiglia.
Quindi non dirò null'altro, né a discapito, né a favore.
Ma stavolta mi verrebbe da dare ragione a Nanni.

Nei forum, sui blog, leggo di ferrovieri fannulloni, inetti, incapaci, operatori distratti e privilegiati.
Una levata di scudi: c'è chi ha dato già le colpe.
Ma noi che camminiamo sui binari siamo gente preparata, che conosce e applica i regolamenti.
Almeno per una grande maggioranza.

A me rimane un enorme, inestinguibile sgomento.
Una grande tristezza.
Fosse accaduto nella stazione in cui lavoro, stretta tra due file di palazzi di cinque piani e sempre affollata, ci sarebbero stati forse mille morti. Sarebbe stato un bilancio da bombardamento.
Mi si gela il sangue. Il trasporto non deve fare vittime. una volta, quando si faceva tutto al nostro interno, certe cose non sarebbero potute accadere.
E quando mi toccherà di dover controllare le "Cisterne Trecate" avrò fiatone e salivazione a zero.
Non mi piace aver paura, ma mi tocca averne. non sono Mandrake, io un assale fessurato al suo interno non posso davvero vederlo.

Voi date pure le vostre colpe: potrà starvi anche sui maroni, ma stavolta ha ragione Nanni.

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26/06/2009

giocobimbi

Teresa, la bidella del primo piano, amata dai bimbi.
Cinquant'anni e una morte improvvisa e sconcertante.
Un gioco in legno, nel bel mezzo del giardino, dedicato a lei.
Un biglietto, lì appeso, scritto a caratteri enormi e malfermi da un bimbo che non sa ancora scrivere.
Commozione reale, che svetta tra le mille commozioni fittizie di una società dalle lacrime facili.
Delle lacrime tascabili, delle lacrime a pagamento.
Delle lacrime funzionali al potere.
Teresa io l'ho vista, seduta sulla sua sedia in plastica blu, scolorita.
Al piano terra, in un angolo d'ombra, coi suoi fuseaux scuri e la maglietta bianca, i suoi incisivi sporgenti.
Ha detto "buona estate, Attila, ci vediamo a settembre".
E lui con una specie di sorriso ingenuo, quel ridere di ogni cosa, quel fremere ignaro.
Che ogni volta è la prima volta.
Che ogni volta è l'ultima volta.
Dopo una corsa furibonda, il dramma di essere di corsa anche all'ultimo giorno d'asilo.
I saluti della Maestra Autism, i baci, gli auguri di buone ferie.
Il liquido commiato della Maestra Psyco, che se ne va in pensione.
I gradini fatti di corsa, il bimbo che fa domande e non sa che tra pochi mesi rivedrà tutti e saranno tutti cambiati, tutti più grandi.
Il collega col sorriso simpatico, la maglia attillata e i muscoli da palestra, la moglie col braccio ingessato e il figlioletto che sbraita in auto saltando sui sedili.
E lui sale felice sulla Kawasaki per un viaggio di novecentocinquanta metri.
Il piccolo sedere sporco di terra e le manine ad aggrapparsi ai fianchi.
Ha cinque anni e arriva già alle pedane, per il codice stradale è in regola, ma non lo è la testa del padre, la testa che frigge, quella di chi ha visto un volto sovrapposto a qualcun altro e chissaperchè gli sembra d'aver guardato per un istante negli occhi un fantasma.

poi la strada, i rumori soliti, i soliti discorsi, la solita vita.

buona estate, figgieu.

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17/06/2009

pentedattilo

In casa c’è disordine, sembra il fotogramma successivo al passaggio di un tornado, ma è soltanto lo sforzo molecolare del regredire alla struttura semplice. Il decomporsi.

La furia degli elementi ha progressivamente lasciato campo libero alla stasi.

Luce obliqua filtra dalle feritoie di finestre spalancate su persiane chiuse.

Polvere turbina in mulinelli lentissimi e sghembi, sale e s’illumina, indolente.

Piatti sporchi, lasciati da troppo tempo nel lavello di marmo grigio, sguazzano in una melma verdastra d’alghe malsane.

Resti di cibo, sparsi disordinatamente sul tavolo dal tamburo ormai sfaldato, sono preda di vermi voraci.

Mosche danzano strane traiettorie su un dannato quasi giorno, trionfo di un passato cruento su un futuro nullo.

Vecchie sedie dall’impagliatura scoppiata, mattonelle esagonali sollevate dall’umido, carta da parati avvizzita in mostruose mani scarne tese verso il suolo.

Ragnatele a dominare la scena, avide e lussureggianti, isole appiccicose in mezzo alla rovina.

Alla nostra rovina.

Avevamo tutto e lo abbiamo perduto.

Andati via, ognuno per la propria strada, per sempre, senza voltarci indietro.

Divisi gli stracci, le armi, le risate a bocca spalancata, quasi a voler consumare tutta l’aria disponibile.

Divise le lacrime, una ad una, segata in due ogni singola goccia.

Lenzuola madide di sudore, tagliate a strisce sottili, per impiccarvi i ricordi.

Uno ad uno.

Ritagli di giornale riposti ad ingiallire alla luce buia di un abatjour rotto.
Ruggine cola da termosifoni bucati.

Il silenzio è violato a tratti dagli scricchiolii delle assi piagate, sibili soffocati di corpi murati vivi.

Qui non c’è nessuno.

Nessuno, d’altronde, si aspettava di trovare anima viva.

Alla prossima neve il trave maestro si spezzerà nel bel mezzo.

I solai cederanno, uno ad uno, con un tonfo sommesso, privo di spettatori.

Rimarrà soltanto un recinto murario, una parvenza di struttura.

Poi giù le architravi delle finestre, solo cumuli di grosse pietre sparse in sequenza casuale tra le erbacce.

Di lì a poco rimarrà soltanto un ammasso di rampicanti a fiorire spavaldo sotto il sole di giugno.

E la natura avrà vinto su di noi.

(l'immagine, presa in prestito dal blog di Grizzly, motociclista calabro, raffigura il paese abbandonato di Pentedattilo).

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12/06/2009

Immag010

"guerrieriiiii.... giochiamo a fare la guerra???"

Coney Island: ognuno credo ne abbia una.
La mia si chiama Ace Mouth e le sue vecchie case sfregiate dal mare si sfaldano come pastesfoglie variopinte.
Qui nessuno ti caccia se hai bisogno di scrivere e a tal scopo espropri una sedia azzurra e un tavolino di legno impregnato di salsedine. Sì, proprio quello su cui gli anziani pescatori scelgono e preparano il pesce, appena tirato su dai gozzi, ancora scintillante di squame argentee.
E i Guerrieri della Notte, affacciati sulla spiaggia di Coney Island, vittoriosi e sazi di mazzate, finalmente si sciolgono in un sorriso e non fanno quasi neanche più paura.
All'alba la voce del mare spadroneggia, il suo rimbombo fischia alle orecchie, copre ogni umana attività che inizia ovattata, quasi in sordina, quasi a chiedere il permesso a tutto questo perenne vociare di mondo.
Ogni profilo ha il suo gusto, qui non abbiamo la grande ruota del Luna Park ma il Promontorio avvolto dalla bruma è anche cento, mille volte più bello.
E' che sono stato troppo indulgente, con me stesso e con gli altri, in questi ultimi giorni, mesi, anni. E non so come sia potuto accadere.
Ma da domani qualcosa dovrà cambiare, perchè non mi piaccio più. Perchè per mia natura non posso adeguarmi, nè indietreggiare, non devo stare buono, tranquillo, a cuccia.
E se è tardi per esser giovane, allora è presto per esser giunto al capolinea.
Questo la gente deve sapere.
E ora, su, da bravi, fate tutti pace. Tutte le gang della Grande Pera, della decadente Città dei Tossici, smettano per sei minuti di prendersi a randellate e si stringano la mano, guardandosi il muso.
Ho preparato un gotto di bianco e un pezzo di focaccia  con la cipolla, a tale scopo, uno per ciascuno.
Che la birra a noi ci fa venire la colite.
Poi però si va tutti a casa, intesi? Si ripone la mazza da baseball sotto il cuscino e via.

Buon riposo, Guerrieri.

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11/06/2009

Stanotte mi è accaduto di sognare al futuro.
Un futuro abbastanza prossimo, diciamo una decina d'anni.
In questo tipo di sogni, in genere, ho un interlocutore. Ma è come se una parte della mia psiche si accorgesse della fenomenale opportunità e allora stordisco il pover'uomo di domande, lui si scazza e mi fa finire il sogno, facendomi risvegliare a bocca asciutta.
Inizio a chedergli un sacco di cose, tipo se Trenitalia è fallita, chi ci governa attualmente, se la camorra è riuscita o meno ad accoppare Saviano, come va la Sampdoria, se Andreotti è ancora vivo o ha girato l'occhio, che fine ha fatto Troy Bayliss, se le auto vanno a idrogeno , se il GPL è aumentato oppure se sul Righi hanno costruito una serie di pale eoliche, per sfruttare il vento che qui a Genova non smette mai.
E lui a poco a poco si eclissa, incazzato perchè non lo lascio parlare.
A mio nonno capitava una cosa simile, chiedeva al suo interlocutore i numeri del lotto e l'altro puntualmente tergiversava. E lui rimaneva con la sua pensione dell'Italsider.
Nella fattispecie, di quest'ultimo sogno ricordo solo che Attila studiava al liceo e che mi ero comprato un TDM 900, ormai veicolo d'epoca.

Guardo Silvano che dorme qui sulla sua poltroncina in midollino intrecciato. Lui tra dieci anni non ci sarà più, ne ha già undici e i gatti difficilmente diventano maggiorenni.

E mi viene un po' di tristezza.

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11/06/2009

Sempre allegri dobbiamo stare, che il nostro piangere fa male al Re.
Figli del nuovo sistema, figli dell'a-culturalità, rallegratevi.
E' in arrivo questa nuova droga, l'unica in grado di spazzare via vecchie ideologie di morte, far impallidire tristi simboli di un passato a cui ciascuno di voi non vuole... eh, certo che no, appartenere.
Fanciulle leggiadre schiudono le cosce come variopinte farfalle su fiori d'oppio, fan scordare tutte le cose brutte, la crisi, l'esser governati da un fantoccio fascista colmo di viagra, le rate del suv per le quali non basta più nemmeno la cessione del quinto dello stipendio.
Questa natura ingrata da dominare, liberi dai vincoli del Protocollo di Skroto.
Gangli cerebrali di lumache demotivate che mangiano bluastri cubetti di metaldeide e muoiono prima di arrivare alla loro agognata e tenera insalata.
E' che siamo nella merda fino al collo, maifrènds, ma diciamolo sottovoce.

E il primo che grida "non fate l'onda!!!!" lo inculo.

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03/06/2009

Molti bimbi di oggi sanno a memoria le canzoni di Cristina Da Vena.
Oppure li senti in strada gridare "itaglia unooooooooo" mentre giocano.
E vomiti il carpaccio di spada sui calzini traforati.
Invece Attila no. Lui arriva a casa e mi dice: "Papà, latte e biscotti e poi mi metti the Loostel??"
Vi avevo già raccontato della sua passione per i Linea77, che sono sì una "band giovanile" ma all'asilo, ti dirò, sembra un pò presto.
Poi, crescendo, i gusti si affinano ed ecco quindi gli Alice in Chains: ascoltati una volta in auto e ZOT! folgorazione...
Il testo di Rooster è dedicato al padre di Jerry Cantrell, il chitarrista della band, che combatté in Vietnam. L'ho tradotto sommariamente e ci stavo riflettendo un attimino sopra.
Attila non sa l'ingese: meglio.
Ma ha un'amichetta semi-americana, lo imparerà ben presto, per osmosi.
Allora devo correre  a comprare i dischi di Cristina Da Vena, chissà se sono ancora'n'tempo...

"Ancora non ho trovato un modo per uccidermi
gli occhi bruciano di sudore pungente
sembra che ogni strada mi porti al nulla
mia moglie, i ragazzi, faccende e animali domestici
la divisa dell’esercito non è stata una scommessa sicura
le pallottole mi fischiano attorno da qualche parte

Ecco, arrivano ad ammazzare il Gallo
sì, ecco che arriva il Gallo
lo sai che lui non morirà,
no, no, no, lo sai che non morirà

Uomo mitra che cammina
mi sputano addosso nella mia madrepatria
Gloria mi ha mandato delle foto di mio figlio
ho preso le pillole contro la malaria
il mio compagno sta esalando l’ultimo respiro
Oh Dio ti prego aiutami a venirne fuori"

Un giorno, quando lui sarà grande, mi dirà: "hey, dad, ma chemminchia di musica mi facevi ascoltare sulla tua cadill..ehm...dacia?"

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03/06/2009

Cos'è il cosmo?
Cosa sono i neutrini?
Se poniamo ics uguale a pigreco mezzi, allora ipsilon a cosa è uguale?
Ma soprattutto:
A chemminchia serve un blog?
E' una terapia antistress?
(vedi gente che chiude, sparisce e poi dove va?)
E' l'estrinsecazione di un lato di noi stessi che se nella vita reale si venisse a sapere i nostri colleghi o amici chiamerebbero il 118 e ci farebbero portare a Pratozanino?
(famoso ospedale psichiatrico di Cogoleto, oggi in rovina)
Io non lo so.
Magari sarebbe terapeutico andarmi a rileggere questi cinque anni abbondanti, ma non credo di averne il tempo.
Eppure servirebbe, forse.
Scoprire che uno come me, che urla sempre ai quattro venti di non cambiare mai e di essere la fotocopia grassa e brizzolata di quello di vent'anni fa, si scopre invece cambiato.
In soli cinque anni.

Mah...

A volte mi sembra d'essere un pescatore, ritto sulla Diga Foranea, anni e anni persi nell'attesa di un branzino da chilo che non arriva mai...

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02/06/2009

ilpiantodellefalene

Acherontia Atropos.
Meglio nota col nome di Sfinge Testa di Morto.
L'unico lepidottero in grado di emettere suoni, una specie di stridìo simile ad un lamento.
Quella del "Silenzio degli Innocenti", per intenderci...
Una donna con un fardello sulle spalle, un piccolo paese di provincia, un bar, una piazza, un manipolo di personaggi così normali e speciali allo stesso momento, descritti minuziosamente nei loro gesti più consueti, nel loro abbigliamento vagamente vintage.
Un prologo folgorante, vero colpo da maestro.
E un pacchetto che lo sconosciuto corriere mi recapita a casa, annunciandosi al citofono, un oggettto piccolo, fasciato di carta comune, marroncina, coll'indirizzo del mittente e del destinatario scritti a pennarello nero, in bella grafia.
Un oggetto da sfogliare, che a poco a poco mi trascina dentro un vortice giallo di anni settanta fuggevoli e grati, nonsoperché, dove non succede niente ma succede tutto, un turbine di muretti a secco e gechi immobili nella calura.
Di scale col parapetto in ferro battuto ed echi di passi sotto il porticato.
Una camera con vista sul deserto.
Un guardarsi attentamente i piedi, nudi sul selciato.

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29/05/2009

Dire fanculo non basta:
Dire che qualche ruga in più o qualche chilo di troppo non fanno male, tanto ho le analisi del sangue di un bambino delle medie e ho anche smesso di bere.
Che il paesaggio dal finestrino è sempre lo stesso, prima rosso, poi beige, poi grigio e bianco, adesso verde e giallo, si articolano e susseguono le stagioni, martedì si va all'Antola a vedere la fioritura e mi sento vecchio, troppo vecchio al cospetto di un mondo arbitrariamente pilotato a dare sistematicamente il peggio di sé, che per qualcuno invece potrebbe essere il meglio ed è colpa mia, certo, ormai sono anziano e non so capire, per me ogni cosa è esatta o errata dall'inizio senza il bisogno di trapuntarla a paillettes per darle più "carisma e sintomatico mistero".
Buttato giù così, senza neanche un punto.
Alla faccia di chi, come me, odia i periodi lunghi.
E allora corro per questa strada di campagna col gomito fuori dal finestrino, la sigaretta in mano e i Black Sabbath nel lettore.
Di qua la natura, sempre coerente, grigia o lucente a seconda dei casi, di là la società, sfavillante di decadenza relegata ai bordi, dove il tempo scorre più lentamente e sembra dire che non ci si rinnova soltanto cambiando la confezione ad un prodotto vecchio e già pubblicamente riconosciuto come "agente contaminante".
E via così, fino alla nausea.
Invece tutti nel turbine, progettare nuovi involucri, pararsi le chiappe con le manine aperte, uno dopo l'altro, "tu morire ma prima ancora pochino di buma-buma"...
Sto a guardare, da distante, sotto un ciliegio il cui tavolo ikea prestato ad un uso outdoor oggi si appresta a illuminarsi di un bel giallo ocra.
Il libro che sto leggendo, nonsoperchè, mi rende la giornata gialla di luce, emanata dai ricordi anni settanta.

E tengo in un cassetto tutti i miei mulini a vento, finisco di verniciare ste robe e poi vado a fargli un culo così.

baci! benvenuti nel post-fascismo.

e mi perdonino Battiato e Wall-e per le citazioni.

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19/05/2009

Uno a 50 anni avrebbe ancora molte cose da fare.
Vorrebbe far scorrere gli ultimi anni di lavoro, farsi i conti per giungere a fine mese.
Andare su e giù per la strada di Praglia con la sua moto da enduro.
Arrostirsi al sole pescando sulla Diga Foranea.
Magari vorrebbe vedere i figli sistemati, diplomati, laureati o sailcazzo cosa.
Vederli prendere una loro strada.
Vorrebbe guardarsi invecchiare davanti ad un mazzo di carte, spargere pane raffermo ai fottuti piccioni, giù al parco, seduto su una panchina di plastica verde.
Invece muore.
Dopo anni d'impegno in una lotta inutile.
Fuori, sul sagrato, ci siamo tutti a seccare ad un sole troppo caldo per essere Maggio.
Tutti noi, gli allergici alla chiesa.
Ci si rivede con colleghi in pensione da dieci anni.
Con chi fa ancora il tamarro, la canottiera buona, i rayban a specchio e una grossa croce dorata sul petto, stile Ozzy.
Con chi ha fatto carriera e lavora lontano. Chi ha avuto una paresi e gira col bastone, i capelli un po' lunghi spettinati dalla brezza leggera. Chi non è cambiato per niente e va ancora a piedi sull'Antola i primi maggio e i venticinque d'aprile. Chi ama sempre mangiare e bere e chi invece è costretto alla dieta ferrea. Chi ha raggranellato qualche soldo e chi invece ha le pezze al culo.
Con chi ti ha insegnato a lavorare e gli vorrai bene sempre, anche se ti chiamava "loegu" e "mianda".
E ti invita con una punta d'orgoglio alla festa dei partigiani di Isogreen.
Insomma, siamo lì in piedi a seccare come merde al sole.
E allora un cortese vaffanculo a tutte le parole inutili, a tutte le cose non essenziali, alle sensazioni fallaci e agli accadimenti sicuri ed imminenti.
Ai discorsi triti e ritriti, di terza mano. Alle persone che non sanno cogliere, a quelli che se ne fottono, a quelli che "mors tua vita mea", a quelli che così è la vita.
Una stretta di mano e un sorriso a chi rimane.
E un saluto a chi va via.

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06/05/2009

"Sì, va bene:
cammineremo fino al confine
lasciando la nostra pioggia
un freddo baratto, per un caldo sole.
Ti difenderò, amico mio.
E se cambieremo
ti amerò comunque."

a volte è bello scoprire la necessità di averne bisogno.

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28/04/2009

E invece è solo questione di accorgersene.
Valutare che è davvero tutto qui, abbandonare i giri di parole, nei quali io e quelli della mia generazione siamo maestri indiscussi.
E' che ci hanno voluti complicati e sbilenchi. Ci hanno cresciuti così, a diamanti e ortiche.
(mentre il loro intento era quello di renderci esseri pragmatici e unidirezionali, in pratica siamo vittime di uno strano effetto collaterale.)
E ci dibattiamo spesso come anguille in una rete, convinti di poterla lacerare in un sol colpo di coda, al momento opportuno.
(che fatica sempre ad arrivare.)
Quando basterebbe soltanto una cosa:
Tornare indietro, un concetto semplice.
Tagliare rami uno ad uno, prima quelli in basso, laterali, tanto non sopravviverebbero a lungo nella penombra del sottobosco che imbavaglia la fotosintesi.
Questo lo sappiamo bene. E' unanimemente palese.
Serve piuttosto la punta, una cima rigogliosa e florida, che svetti e guardi il giro del sole, tutto intorno.
Serve concepire inutili le cose che non servono.
Toglierle via, valutarne un attimo la consistenza diafana e lasciarle indietro.
E' che spesso starei bene per conto mio. Che meno gente vedo e meglio è. Che le mille faccende a divorarmi il sonno potrebbero benissimo essere sedici, oppure quattro. Basterebbe soltanto un piccolo sforzo.
E' che molti guardano e passano e invece io mi fermo ad osservare e non mi stacco più.
E un pezzo della mia vita resta appiccicata là.
Tutto rimane immobile, immutabile, cristallizzato, in attesa del mio ritorno.
(in realtà si muove, ma in modo impercettibile: che prodigio sarebbe studiare i piccoli gesti consueti di chi è abituato all'essenziale, a centrare sempre il bersaglio grosso evitando di sperdersi in migliaia di frammenti...)
E' che a correre troppo poi vengono i calli, non riesci a dormire per l'acido lattico che ti addenta i polpacci in una morsa costante. E magari ti chiedi cento volte chi te lo fa fare.
Ma a restar fermo viene il male di vivere.
Ed è questa l'unica vera cosa a cui non si è preparati.

Quindi muovetevi con garbo, grazia e parsimonia: a poco a poco vi verrò dietro, non appena avrò le forze necessarie.

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26/04/2009

asinelli

Separati alla nascita.

lavazzuoli

Il posto in cui mi ritirerò dopo la pensione, dove manco il lupo verrà a stanarmi (però dovrò rinuciare al blog, perchè non c'è copertura gprs umts e vffnkl)

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25/04/2009

Io mi metto qui fuori, così, a braccia aperte. E il satellite mi osserva. Eccome.
Legge anche la marca del pacchetto di sigarette che ho in mano.
Pensa che, con Google Earth versione base, vedi benissimo la macchina di Ugo, parcheggiata qui davanti.
(solo lui poteva comprarsi una Mazda arancione)
Poi ci sono le telecamere ai varchi del porto. Sotto le tettoie delle stazioni. Fuori l'ingresso della metropolitana, le sedi dei partiti, le banche, le officine, i panifici.
Nei vicoli ce n'è una ad ogni crocicchio. Più altre ventidue, in prossimità di ogni varco veicolare.
Tutta la vita a scorrere tra una ripresa e l'altra. Ad uscire da una inquadratura e rientrare subito in un'altra. Volendo si potrebbe comporre la nostra esistenza esterna semplicemente mettendo assieme fotogrammi.
Uno dopo l'altro.
Traiettorie a scatti come stupide marionette.
E, guardando come vestiamo, se abbiamo in mano una ceres o ci infiliamo un dito nel naso, scoprire cose di noi.
Dati sensibili. Ammesso che questa parola si possa ancora pronunciare.
Capire chi siamo, cosa facciamo, chi incontriamo, cosa beviamo o mangiamo, cosa realmente ci appassiona.
Pupazzi strambi, privi di qualsiasi forma di potere, scattano in sequenza celando in tasca un cellulare intercettabilissimo ed una carta di credito agevolmente clonabile.  
Recano disciolte nel sangue e nelle urine sostanze disparate, elencate attentamente nei tabulati dei drug test annuali ed obbligatori.
Guidano veicoli con targhe fotografate ogni giorno ai passaggi Tutor sull'autostrada. Registrate e tenute lì, in memoria, anche senza infrazione di velocità. Così, casomai servisse.
E, mentre vago con la mente, tu racconti di ragazzi del basso Piemonte, neopatentati tristi e senza vento nei capelli, abituati ormai a guidare a cinquanta all'ora e con occhi ben allenati nell'individuare pattuglie nascoste in cespugli lato strada, cui scampare il boccale di buona birra doppio malto.
Uno, per carità, che è già anche troppo.
Ad un astemio basterebbe un babà al rhum, di quelli grondanti e succosi che fa la panettiera napoletana qui dietro casa mia. O un paio di ciliegie sotto spirito.
Risalendo i Giovi a passo d'uomo la mia mente produce una sorta di volo pindarico all'indietro, a quando non c'erano i cinquanta dall'inizio alla fine, trenta nei centri abitati...
La velocità di un'ape a pieno carico con le gomme sgonfie.
A quando si guardava ancora la strada, non ossessivamente i suoi margini in attesa di qualcosa che all'improvviso ti inculi.
Perchè ora la strada non la guardi quasi più. Sei ossessionato da sanzioni pecuniarie, etilometri, ritiro della carta di circolazione per particolari non omologati. In genere minuzie, che virano in capestri.
Ne conosci il ciglio a menadito. Ma alla carreggiata riservi solo un occhio di sfuggita.

Vien voglia di smettere di bere anche un crodino, vendere l'auto e la moto, bruciare il cellulare e farsi una casetta in legno dentro un bosco. Senza TV. Senza utenze. Senza conto bancario, soldi comodamente adagiati sotto le assi del salotto. Senza veicoli, targhe, patenti, libretti, cartellini da timbrare, home banking e pallevarie.

Ma con un pelo in più di libertà.

(buon 25 aprile, un giorno che non è, né sarà mai, come gli altri)

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23/04/2009

Un giorno, ad anno scolastico da poco iniziato, arriva Pasquale.
Figlio di Lucani da poco trasferiti che parlano un loro idioma strettissimo e di difficile comprensione.
La mattina alle otto in punto mi si palesa innanzi Rocco, professione ponteggiatore, per prelevare i buoni mensa. Ritto come una statua, mani enormi di lavoro duro, avrà si e no trent'anni.
Porta con se questo bambinone di seconda elementare, alto almeno come quelli di quinta.
Di pochissime e perentorie parole, affatto timido, si muove come un piccolo boss: lui l'italiano lo mastica bene, ma lo usa il minimo indispensabile. Una di quelle situazioni buffe che accadono ad un giovane bidello.
Giorni dopo, a fine ricreazione, mi appresto con idrante, spazzolone e detersivo a far defluire in fognatura l'incredibile lordura generata da dieci classi di piccole belve scagazzanti.
E me lo trovo lì, sulla soglia dei gabinetti, poggiato alla spallina in legno della grossa porta, col piglio di quei picciotti che vanno a chiedere il pizzo agli esercenti.
- Bidello, scolta, ho notato GIA' DA UN PO' DI TEMPO che qui da noi non esistono asciugamani in tela.
- Certo, certo, ma avete quel bellissimo distributore di salviette in carta, quando è vuoto venite a dirmelo e lo rifornisco all'istante.
- Ma a me quelle non piacciono, si appiccicano alle mani. Però ho notato che, DI LA' nel cesso dei maestri, esiste un asciugamano di tela.
- Embè, loro lo hanno di tela, così è la prassi.
- Adesso ti dico io cosa fare, bidello: domani ne voglio uno anche DI QUA, per noi ragazzi. Uguale a quello che sta DI LA'. Mi hai capito bene?
E a questo punto inizio a divertirmi, provando a vedere fin dove l'energumeno in erba vuole arrivare.
- Altrimenti? Cosa mi fai, Pasquale, se non metto il nuovo asciugamano? Mi aspetti fuori e mi gonfi di legnate?
- Io no, ma presto qualcuno lo farà per me.
E se ne va, ciondolando, come un giovane guappo che tiene ancora molte cose da fare, mentre io, chiuso dentro il cesso, cesso all'istante di divertirmi.
E perdonatemi il giuoco di parole.

[Non solo nessun Lucano Gigante verrà mai a randellarmi, ma quello stesso idioma lo ritroverò vent'anni dopo, nel materano, grazie allo Zio Luigi. E mi ci affezionerò assai.]

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20/04/2009

Serenase Blu, giovane studente di un liceo torinese, il giorno in cui Freddy Mercury morì stroncato dall'AIDS andò a scuola con una fascia nera al braccio, in segno di lutto.
Lo leggo in un suo post che, per questo ed altri motivi, mi fulmina il cervello.
Era il ventiquattro novembre millenovecentonovantuno.
Anche io quel giorno lo ricordo bene.
Facevo il bidello alle scuole elementari del mio paese natale, che avrei abbandonato l'anno dopo per trasferirmi nella Grande Pera.
Quindici chili in meno, fascetta nei capelli "alla Caniggia", pulivo i corridoi dell'edificio, ora demolito, (di cui ho già parlato in un altro
breve racconto) con un grosso spazzolone a forma di lasagna.
La mattina, quando i genitori portavano i bimbi a scuola, mi occupavo della vendita dei buoni mensa, a blocchetti da dieci pasti, se non ricordo male.
Poi, approfittando delle ore di lezione, spazzavo e sbagnazzavo tutto, spalancando i finestroni in modo che alle dieci e un quarto esatte tutto fosse profumato ed asciutto.
Mi portavo avanti col lavoro per essere più libero nelle ore pomeridiane e potermi chiudere nel mio gabbiotto a scrivere cose su fogli a quadretti o ascoltare musica.
Avevo un walkman marca AIWA (che conservo ancora in questo cassetto vicino al PC, anche se non va più) perennemente piantato nelle orecchie, sintonizzato sull'ormai defunta Rock Fm.
Era l'era Grunge, si andava in giro con vecchie clark taroccate, jeans a zampa sfilacciati all'orlo, in modo da tirar su dalla strada la maggior quantità di rumenta possibile.
Una bella camicia a quadrettoni da boscaiolo canadese e una giacca scamosciata anni 70 comprata nei negozietti d'indumenti usati, completavano l'opera.
C'erano i Nirvana, gli Alice in Chains, i Soundgarden, i Pearl Jam.
Erano ancora tutti vivi e vegeti, incazzati abbèstia.
Ma in quel periodo si faceva anche un gran parlare del nuovo disco degli U2, Achtung Baby, uscito qualche giorno prima, di cui mi garbava soltanto One.
Ti martellavano con sto belin di disco.
(Rock Fm per la verità direi di no)
(evidentemente avevo assorbito il martellamento per osmosi, o forse quella santa donna della mia fidanzata li amava particolarmente, e chi si ricorda...)
Ma per me gli U2 erano finiti con "The Joshua Tree". Cosiccome i Litfiba con "3", gli Iron Maiden con "Seventh Son" e i Metallica col Black Album. Giusto per fare due nomi.
E i Marillion con l'abbandono di Fish (e questa è una sonora cazzata)
Ero così, decretavo una fine e smettevo di comprare dischi.
Quella mattina, ascoltando la radio, appresi la notizia di Freddy Mercury e ci rimasi secco.
Non potevo confidare il mio sgomento ad alcuno, essendo l'età media degli insegnanti vicina ai sessanta.
Così scesi giù alla Scuola Materna, dove lavorava una maestra bionda e rotondetta, molto affablie, un paio d'anni più vecchia di me e già madre di due figlie.
(che però, insomma, di Freddy se ne sbatteva altamente la favazza)
"ah, si, ma è quel cantante buliccio, no?"
E comunque, poverella, il signore se la prese improvvisamente ed inspiegabilmente solo qualche anno dopo.
(tanto per continuare a discutere di cose allegre)
Insomma, concludendo st'elmetto nostalgico, io e il buon Sere quel giorno, a circa 150 chilometri di distanza, eravamo entrambi dentro un edificio scolastico, seppure con ruoli istituzionali differenti.
Lui aveva una fascia al braccio, io una nei capelli ed entrambi avevamo una piva lunga fino ai piedi.

E basta.

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17/04/2009

quando mi gira il belino regredisco istantaneamente di 25 anni
allora butto su qualche vecchio vinile degli Iron Maiden, tipo Powerslave.
e se avessi un quinto dell'estensione vocale di Bruce Dickinson, credo che i vicini mi manderebbero la pula in casa.
invece sopportano.
Silvano no, lui odia il Metal.
si è volontariamente autodefenestrato.
oggi pioverà e stasera, al ritorno dal lavoro, lo troverò, come sempre, con l'artrite.

fare i duri costa caro.

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13/04/2009

nevermind

un asino rimarrà sempre tale:
puoi nutrirlo con la miglior erba medica
dargli vagonate di carrube dolcissime
portargli castagne da sgranocchiare
perfino zuccherini, se è il caso.
ma un cavallo non lo diventerà mai.
però crederà d'esserlo, eccome, ne sarà strenuamente convinto.
raglierà sul viso nitriti imparati a memoria
(documentandosi)
e tutti diranno "voilà, la Provvidenza Divina!"
guarda che metamorfosi
è un fenomeno che può succedere, in natura, l'han detto alla televisione.
Urrà urrà al purosangue
(che ti possano macellare)
invece io sono un bardotto
e come tale devo stare coi miei simili.
noi bardotti siamo un po' teste di belino.
ci fanno del male, ci mancano di rispetto perchè siam tozzi e pelosi
magari lì per lì abbozziamo, ma non lo scordiamo più
(zoccolo su ditine imploranti aggrappate al bordo d'un precipizio)
stiamo sempre con quelli come noi
non ci piace far parole.
non ci piace farcela menare
ma nemmeno far quadrato per discriminare.

il nostro vero problema è che puzziamo forte e siamo setolosi
puoi metterci in una vasca con un coccolino da due litri.
puzziamo lo stesso
e siamo ruvidi.

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08/04/2009

Ignorance is no excuse for violence.
Si lo ammetto so' gnorante ma c'ho un orifizio chiamato bocca e anche delle corde vocali e quindi parlo.
Succede che una sera Pinuccio va a dormire dopo aver visto Report e si sveglia morto. Cioè si ridesta proprio nell'attimo esatto in cui gli si sgretola la casa sulla testa e quel bellissimo trave di cemento costruito "a norma" dieci anni fa gli cade esattamente sul cranio.
Surprise, you're dead.
Mettiamo che quest'uomo abbia moglie e due figli che si salvano ma nulla per loro sarà più uguale, perchè nessuno ti regala niente e quindi rimboccarsi le maniche e via camminare.
Non c'è neanche il tempo per sfogare la disperazione che devi già attrezzarti per sopravvivere.
(tutte cose che alla televisione ci fanno vedere assai bene, perché, non da oggi, si pigia sempre il pedale sulla spettacolarizzazione dell'evento catastrofico. Poi magari tra chissà quanti anni ci diranno il nomi degli speculatori che costruirono opere in cemento/grissino, in barba alle normative. Se ce lo diranno.)
Quindi tutti attaccati al tubo catodico, sgomenti, e nessuno che dice "parto e vado anch'io".
(ho preso qualche info, non ho ancora perso la speranza e ho già pure discusso "preliminariamente" col Feldmaresciallo.)
Tornando dal lavoro e da una cena in trattoria (in cui dominava a tutto volume una trasmissione trattante previsioni di sciami sismici e amenità del genere, anziché quelle cose tipo " stadio news", nelle quali ci si mena per la Samp o per il Genoa), ad un certo punto mi scoppia la vescica e devo depositare i liquidi di scoria accanto ad un muretto, su un praticello marcio e zeppo di lattine, bottigliette, goldoni e siringhe usate. Mi fermo, spengo la moto, estraggo l'erogatore roseo dai calzoni e mi appresto alla mia minzione impellente quando nel vicoletto noto tre anziani tossici che se la canticchiano mentre si fanno la loro spada serale.
Poi giungo a casa, attacco il Pc e su Sbelinder vedo la foto di una ragazza-scheletro e mi viene la curiosità di capire chi è quel picio che può arrivare a pubblicare una fotografia del genere.
E così arrivo in un blog "pro-anal" (perchè tra tutti i modi di metterselo al culo da soli, questo lo capisco ancor meno). Un luogo in cui la ricerca della perfezione fisica passa per l'essere uno e settanta per trentanove chili. E qui mi rendo conto che sono ignorante, di quell'ignoranza che fa male.
Perchè non puoi sapere chi è un "tossico" se non ti sei mai fatto, non puoi capire cosa c'è nella testa di un'anoressico se non ne sei stato afflitto anche tu, non puoi sapere cosa è un sisma se non ti è venuta una casa sulla testa e nemmeno cosa sia un'alluvione se il Tanaro non ti ha mai portato via un pezzo di vita.
E, più in generale, non puoi aiutare chi non ha realmente per le balle di farsi aiutare, da te o da nessuno.
Ma negli ultimi due casi si. E siccome nel '94 ad Alessandria ci sono stato e ho ancora qualche rimasuglio di competenza specifica, l'unica cosa che vorrei davvero fare adesso è prendere ed andare giù.
E se non ci riesco, pazienza.

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01/04/2009

belino pienoAvercene il belino pieno.

Dei sorrisini a metà tra il paraculo e il compiaciuto di gente con la volpe sotto l'ascella, da cui dipendono le sorti lavorative di altri meno fortunati. Gente che divora altrui straordinario, traendo benefici dalle economie di personale. E non si preoccupa nemmeno più di tanto d'essere inattaccabile da ogni lato, ché le generazioni attaccanti si sono estinte.

Delle mille frasi di circostanza, moine, ammiccamenti, cambi di discorso di delegati sindacali messi lì da qualcuno, autoproclamati oppure votati anche da te.
Della loro ineffabile destrezza nel negare l'evidenza.
Della loro dialettica degna del più scaltro agente immobiliare.
Persone pagate per dare info, che conoscono le dinamiche e la realtà dei fatti e che invece stanno lì, protette dai poteri forti e reticenti a qualsiasi costo.
Ucciderli sarebbe poco. Bisognerebbe torturarli a dovere, prima.

Delle solite parole, trite e ritrite ed ormai prive di significato di individui che hai a fianco da quindici anni e che sarebbero pronti a darti in pasto ai cani per uno scatto o un livello salariale in più. Triste scoprirlo, giorno dopo giorno. Quante cose che credevamo impossibili si realizzano in un baleno e piovono sul cranio, senza lasciare il tempo per scostarsi.

A Grénoble operai della Caterpillar inferociti sequestrano quattro manager all'annuncio della decisione aziendale per 733 licenziamenti. Li mollano solo quando arriva Sarkò per parlare con loro. Stiamo parlando di uno stato di destra, eh, non di una socialdemocrazia. Qui da noi, dove il dissenso è "tollerato e rispettato", si sarebbe risolto tutto con un blitz fulmineo stile scuola Diaz. O forse sono solo il solito malpensante, forse One Man Band avrebbe preso per mano quell'azienda e l'avrebbe riportata alla competitivita.
E noi domani avremmo piccole ruspe telecomandate e alimentate ad energia solare anche per zappare il sedano o piantare i gerani.
E, diciamolo, forse mi sto facendo troppe domande assurde, ma voi intanto state bravi, fermi lì davanti al tubo catodico o allo schermo lcd, i riflessi azzurrini sulla pelle della faccia vi rendono belli e bravi e buoni.

Domani poi vedremo chi ci parerà il qulo.

(adesso mi suicido con un bel bicchiere di latte e orzata...)

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31/03/2009

precisazione:

(quel che ho scritto, rileggendolo, appare spocchioso)

qui non si stilano teorie di vita assolute ed alle quali in qualche modo attenersi.
è in prima istanza un combattere l'omologazione.
un punto da cui partire.
se la maggior parte dei componenti questa società ha un pensiero comune e lo porta avanti, fa fronte compatto ed è difficile opporsi.
compattarsi, fare quadrato.
oppure andare contro.
l'esser tutti uguali, bravi cittadini che non si fanno domande, ci mangia, giorno dopo giorno.
lo vedete anche voi.
bambini già imboniti a 5 anni oppure ribelli con scatti d'ira assurdi in quanto non finalizzati all'ottenimento di qualcosa.
emulare il vincente.
 
regressioni apparentemente involontarie.
bambini che rifiutano il budino preparato dai cuochi dell'asilo e che alle quattro si avventano come lupi sulla merendina confezionata e la bottiglietta di coca cola portata dalla madre.
"produci-consuma-crepa", diceva quel tale.
bambini che crescono esattamente come devono crescere, rotelline funzionali al sistema, figlie di rotelline più grandi, che hanno imparato ch'esser funzionali al sistema paga.
fino al giorno in cui non paga più.
(ma questo loro non lo sanno)
tutta questa bella gente che sta di là e puntualizza anche con un semplice sguardo il fatto che tu invece stai di qua.
probabilmente nessuno di noi ha capito niente.
ma vogliamo provarci, a capire.
alternativo è una parola che odiavo.
se non c'è nulla fuori, se siamo sommersi dal nulla, è quantomeno assurdo essere-alternativi-a-qualcosa.
si è alternativi ad un qualcosa che si conosce e si ha l'intento di combattere.
ma se non c'è niente, se sei dentro a uno scatolone vuoto, allora conviene essere propositivi.
ecco il termine corretto.
proporre: siamo alla tabula rasa? costruiamioci sopra qualcosa.
magari un bel castello con i lego.
o un'officina con i ponti per tirare su le scatole craniche e vedere se c'è ancora un cervello, dentro.

però in fondo non è vero.
c'è molto:
solo che non lo si riesce a vedere.
o non si vuole.
oppure non si è preparati a.
"per mia formazione, cultura e convinzioni sarò destinato per tutta la vita a trovarmi d'accordo con una ristretta cerchia di persone"
diceva quell'altro tale.
sono d'accordo con lui.
ma non so se serva.

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30/03/2009

Ieri sera cena coi Genitori Alternativi, qui a casa.
Abbiamo fraternizzato lo scorso anno, esonerando da religione i nostri pargoli, troppo piccoli per essere già intortati. E a poco a poco iniziato a frequentarci regolarmente.
Siamo Genovesi, Napoletani, Salentini, Liguri dell'estremo ponente, Americani.
Abbiamo parlato, come sempre, prevalentemente di politica, di Saviano, Gratteri, mafie, compagnie portuali, antidoping nel mondo del lavoro, proibizionismo, del ponte sullo stretto, dei mille modi per farcela che a poco a poco si riducono a cento, dieci, uno (forse).
Di certa iconografia fascista adottata dall'"one man band" Berlusconi.
Divorando senza ritegno salame di Sant'Olcese, caciotta, lasagne verdi al forno, taglierini al sugo di cinghiale, cinghiale in umido con cipolline all'aceto balsamico (miei cavalli di battaglia).
Una crostata autocelebrativa per un compleanno già trascorso.
Bevendo barbera di buona levatura, Morellino, spumante e limoncino fatto da mia madre.
Terminando il tutto con una bella Hoegaarden ghiacciata, con fetta d'arancio.
I quattro pargoli hanno scorrazzato liberi per casa, travestendosi con tutto ciò che capitava a tiro.
Hanno fatto un gran casino, approfittando del fatto che l'appartamento al piano superiore è ormai disabitato, da mesi.
Sono bimbi svegli e curiosi, figli di genitori curiosi.
Che provano a galleggiare su quest'italia di merda.
Domani ci proveranno anche loro.

(adesso riordino casa...)

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26/03/2009

tutto bianco
come l'interno di una raffineria di coca a Medellin
non sciavo da vent'anni
cinquanta centimetri di legno in meno sotto gli scarponi
venti chili in più
vent'anni in piu di legamenti e muscoli e ossa e belinate varie incolonnate a caso.
ma mi ripeto, questo l'ho già detto.
capitemi, son vecchio e ho un po' di arterio.
alla prima salita in seggiovia mi capita a  fianco un anziano savonese, Mario, settantanni da compiere tra pochi mesi.
mi racconta che almeno 3 volte l'anno lui viene su a sciare.
parte da solo con la sua panda 4x4
la moglie no, non viene, perchè non ne ha per il belino
poi in un'ora ci arrivi, anche con la panda
però tutto costa e c'è la crisi
questo è il punto
sennò lui belin se ci verrebbe.. salirebbe a sciare anche molto più spesso
che la crisi c'è solo per la povera gente
come no...
pé niàtri che nu gh'emmu de palanche
e ci impoverisce
ma nel frattempo quelli che si arricchiscono sulle nostre spalle, belin, sun sempre ciù ricchi e sgavèri.
non so se avete mai parlato con un savonese doc.
hanno un'enfasi tutta loro nel marcare le parole, nel sottolineare con tonalità di voce differenti i punti salienti del discorso.
fantastici
vabbè, voi non lo sapete, inutile ve lo stia a dire.
invitate un savonese a casa, la sera, e poi vedrete.
prendetene uno a caso, anziano ma distinto, fuori da un'osteria qualunque
invitatelo con insistenza, lui ci viene
sperimentate il vostro spirito antropologico e sociologico
se vi scola la cantina non è colpa mia.
nove di mattina
freddo barbino
siamo i primi
come i vecchietti alla Pam, quelli che sgomitano e ti piantano l'angolo del carrello nel fianco.
alla sommità lo "scivolo" d'uscita della seggiovia è ghiacciato
io pianto le racchettte ma niente.
finisco a pelle di leopardo.
poi non riesco più ad alzarmi
"effetto bagòne su vetrino da laboratorio"
tecnicamente così si chiama.
il savonese mi piglia per il colletto e mi rimette in piedi
poi mi guarda ripartire e sciare a spartineve.
"o belin se eri buono vent'anni fa sei buono ancora adesso, piàntila con quella posizione!"
mi ghigna
e poi svanisce nel nulla di pulviscolo farinoso sollevato dal vento.
è sera
dalla finestra del monolocale prestatoci da amica di famiglia vedo tutta la valle, le luci della pianura là in fondo racchiuse in uno spiccho a forma di "V" perfetta.
fuori il gelo dei millecinquecento metri, per chi vive a livello del mare, è insopportabile.
esco a fumare (dentro) il portone.
mi cade l'occhio sul parcheggio
osservo la mia minuscola Dacia strizzata tra decine di SUV giganteschi
un'Audi Q7, un paio di Volkswagen Touareg, qualche Mercedes ML, tre o quattro BMW X3 e X5, una Range Rover posteggiata tutta sghemba quasi in mezzo alla strada.
una Hummer tamarrissima tutta piena di lucine, parcheggiata a fianco di un enorme Dodge col paravacche cromato.
che se per caso incontri una vacca per strada ti dice
"belin che gentile e che belle cromature lucide!" 
una Volvo XC 90 fiammante
(a me le Volvo piacciono, lo ammetto)
l'unica non-suv è una Delta nuova di zecca con certi cerchi da diciannove pollici che brillano sotto il lampione.
c'è poco da dire, fratelli.
Mario ha ragione.

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14/03/2009

saluti e baci.
ci vediamo poi.
qualora mi si sbriciolassero le ginocchia, venitemi pure a trovare in massa al reparto ortopedia, recando gustose bocce di vino rosso tra le unghiette.
i maroni invece mi si sono già sbriciolati nel '79, è colpa della tramontana.
adesso occorre colla affidabile e molta pazienza per ricompattarli.
ah, per il vino:
ve ne sarò grato.

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11/03/2009

Un inverno così lungo condiziona anche il percepire
(l'inverno della crisi, dei metri di neve, dei conguagli stellari nella bolletta del gas)
Succede che qualcuno di noi si ferma anche un po' a riflettere, sottolineando il vuoto normativo di questa primavera che fa una fatica bestiale ad erompere dal suolo gelato, con una bella pausa, uno stand-by reclamato e desiderato.
Uno, poi, magari esagera nel riflettere e gli si fonde il cervello.
O magari scopre che si sta sulle balle da solo.
Il punto è semplice.
Mi lamento troppo: diventerò, invecchiando, come quei mugugnoni che incontri dal besagnino, quelli che parlano da soli, arrivano dietro spintonando e urlando:
- Giovane, c'ero prima io!
- Giovane sta fava e comunque non vede che ho già le radici sotto le suole? Sono qui da venti minuti...
(Ma loro niet, non sono programmati per ascoltare.)
- O belin le zucchine, mìa quanto costano le zucchine.
- Ma per forsa, c'è la crisi, vedi che tutte le cose aumentano e c'è gli scaffali pieni che poi la gente mica li compra, siamo mica belinoni noi ansiani che l'abbiamo fatta quest'itaglia qui...
- Bravi, non potevate farvi un padellino di cazzi vostri?
- Eh voi giovani drughè caveluìn cosa ne sapete, io ero partigiano e sono stato anche a Matausen.
(Dio come li odio quando la buttano su quel piano lì...)
- Anch'io sono antifascista, ma non mi va di parlarne qui dal besagnino... Ehi, Mario, mi dai un chilo di quelle pere lì in offerta, sì quelle lì, mezze morte dal freddo...
- Eh avete un bel dire voi giovani antifascisti che non c'eravate quando c'era il fascio e invece io c'ero quando c'era e adesso quei tempi stanno venendo di nuovo....
(Poi quando la buttano così mi viene voglia di entrare nel bar a fianco, pagare un giro di biancoamaro e farmi raccontare tutta la storia dall'inizio. E magari di portargli la spesa a casa, settimo piano senza ascensore...)
PERCHE' IO SONO ESATTAMENTE COME LORO!!
Un totem vivente di carogna urbana.
Mi sto avviando a diventare così, anche se ho quarant'anni in meno.
Sto bruciando le tappe, figgieu, aiutatemi.
Ho pochi amici fidati, ometti di grandissimo spirito d'iniziativa, che si sbattono magari a vuoto tutto il giorno e il belino gli gira, certo, ma solo negli spazi interstiziali, tra un'attività ed un'altra.
Invece io mi alzo già con un'elica nelle mutande, che non smette mai per tutto il giorno e di notte mi fa da ventilatore.
Non voglio finire nella schiera dei mangiati dall'accidia, di quelli che escono con la seicento convinti di guidare un iveco turbostar e tirano madonne dal finestrino fino a sgolarsi.
Mi piacerebbe, magari precisando ogni cinque minuti che "siamo nella merda anche se non ce lo dicono", riuscire a vedere oltre il mio naso.
Che si sa, è enorme e se c'è nebbia già vederne la punta è un signor vantaggio.
Ma una cosa è certa:
Non voglio finire nella schiera dei contenti per forza, degli imboniti cronici, di quelli che la mattina, appena alzati, si sciacquano il cervello col tantum verde in modo che non rimanga neppure uno straccio d'idea.

A quel punto preferisco girare i denti, come un pitbull.

E ululare alla sfiga nera, che se mi cade il belino mi rimbalza nel qulo.

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09/03/2009

"....sole sul tetto dei palazzi in costruzione
sole che batte sul campo da pallone..."

Sette di mattina, sole negli occhi, via dal turno di lavoro.
Oltre il distributore GPL la collina di un grigio spettinato, gusto inverno.
Un mondo a parte, solcato da camion lentissimi e lerci, in varie tonalità di sfumature terree, lascia talvolta spazio a qualche sprazzo di verde. Ma è una illusione.
Guido nel traffico della città che inizia a svegliarsi, il vetro sporco riflette i raggi, abbagliato ascolto la radio e qualcuno deve aver capito davvero il momento, azzeccato il punto esatto.

"...non aver paura di tirare un calcio di rigore
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo, dalla fantasia..."

Giunto alla sommità, una strada laterale a fondo cieco risale una valletta di case piccole e vecchie, campi ripidi coltivati a stento. La città è già altrove, un'altra pagina è voltata.
Tempo in fuga dalla feritoia laterale, lascia una scia sottile e non torna più.

"...e chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori tristi che non hanno vinto mai
e hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro e adesso ridono dentro a un bar..."

Ascoltando una bella canzone di trent'anni fa, come una parabola di vita.

 

 

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28/02/2009

forni_sud

Da qualche parte ognuno deve pur guardare.
Che sia davanti a sè oppure alle spalle poco importa, nell'urgenza dell'atto.
Ma importa nella valutazione di una innata predisposizione personale che pare assai fondamentale ad un certo stuolo di psicologi da quattro soldi col gusto della facile verità.
Poi uno può sempre scegliere di cavarsi gli occhi o, senza scadere nello splatter più bieco, di calarsi in testa un sacchetto nero, tipo quelli della rumenta.
Con due soli buchi all'altezza delle narici per respirare.
Come se già così non valesse un soffocamento.

Di solito guardo avanti.
Altrimenti finirei fuori strada, considerando che amo guidare veloce.
Negli specchietti retrovisori vedo le mie spalle, inconveniente tipico dei motocicli sportivi.
Per vedere chi mi "fa i fari" in autostrada devo leggermente sporgere il casco rispetto al cono di protezione del cupolino.

E invece no.

Passata la metà d'una vita di maschio italiano standard, la testa volge dietro.
Perverso meccanismo del capire chi siamo dal dove veniamo.
I mutamenti. Il divenire. L'evolversi o l'involversi: forse questa tramontana del belino sposta anche un po' tutti noi, non trovate?
E allora dagliela col passato non serve.
E dagliela con le pagine pesanti che svolti e chiudi e poi non riesci più a farci leva con l'unghietta per vedere che cosa ci avevi scritto.
E magari ti interessava proprio quello... oddìo come ti interessava... e quanto tempo a struggersi.
Questo sì, tempo inutile buttato alle ortiche che prolifererebbero anche in un cucchiaio di terriccio e starebbero bene, spettinate e frondose.
Ma quanti si ostinano nel dar loro in pasto, quasi in suffragio, porzioni di tempo irripetibile e lontano da una data di scadenza comunque sovrastimata.

Da questa mia finestra non vedo il mare perchè è celato dai dieci piani del palazzo di Angel Face.
Ma vedo un'ampia porzione di cielo. In quest'ultimo scorcio di vita ho osservato soprattutto nuvole.
La tramontana le spinge giù verso la Lanterna, poi il vento a metà giornata "gira" e le riporta su verso il Righi. Le contorce, sfilaccia, amalgama. 
Sono sempre loro, ma mai uguali.
Avanti e 'ndré, tutto il giorno.
Senza paura.

Voglio essere così.

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24/02/2009

La faccia sorridente di una donna bellissima sul marciapiede lurido di una stazione di Mumbai.
Quella stessa donna, mesi o anni dopo non importa, i suoi lineamenti fermi intravisti attraverso lo scorrere di un treno.
La faccia di un tipo strafatto in fuga, poggiato a due mani per un istante sul cofano di un ignaro automobilista. L'espressione distorta d'un ghigno.
E un altro treno scorre, la banchina piantata in mezzo al nulla, quattro tossici saltano giù.
Sullo sfondo un brullo paesaggio scozzese.

Chi conosce i segreti delle facce e lo scorrere dei treni, ha capito tutto. O almeno una buona parte.

Ma non sono io.

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07/02/2009

Mezza italia non arriva a fine mese e il Nano fa il decreto sul caso Englaro. Schif-ani fa di tutto per accelerarne l'iter burocratico.
Nel frattempo il presidente operaio (di sto coppolino di fava) si incazza con Napo Orso Capo che non glielo firma, dandogli dello statalista e del becchino, come fossero cugggini e stessero scolandosi un paio di Ceres al Bar Riviera parlando della Samp e del Genoa.
E poi, amaris in fundo, parla anche Bagnasco. Che nel perdere occasioni per starsene muto è recordman mondiale in carica.
Nel frattempo Saccodipulci manda i suoi ispettori a controllare la clinica di Udine.
Adesso stanno interrogando i pesci santi scovati negli angoli del magazzino, domani se smette di piovere faranno lo stesso coi gechi che abitano sotto la gronda del nasocomio.
(avete presente quanto gira il belino a un geco se lo svegliate dal letargo?? Un moulinex...)

E nel frattempo l'indice di gradimento del Nano svetta al 60%. E Capezzolone non manca ogni giorno di tesser le lodi dell'executivo.
(anche se fosse rapportato alla sola popolazione di Arcore, il dato farebbe riflettere lo stesso.)
Poi dicono, ok, l'opposizione è di pongo o ben che vada di balsa. Non è che ci sia da stare allegri. L'unico un po' più duro è Antonio il Truzzo, ma è solo rédeno per la sciatica. Poi gli passa.

E allora io voglio essere triste. E anche maleducato. Eccheccazzo.

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