Qualcosa mi fa tornare a te, dopo tanti anni.
Anni di spago legato intorno alla testa.
Di pensieri più utili e dilettevoli.
Qualcosa mi gira il muso, di forza, proiettandolo indietro.
Urlo spesso ai quattro venti:
"son mica uno di quelli che hanno sempre l’occhio rivolto al passato!"
Il passato non esiste.
O esiste.
Credo che a volte sarei capace di rimuovere un autobus che ha avuto la malaugurata idea di frapporsi tra me ed il mio Pensiero Libero!
Non funziona, eh?
No, così si è tutt’altro che liberi.
"solo chi conosce bene la vita in gabbia, sa apprezzare la libertà"
Lo dicevi sempre...
La vita divide di certo, lo fa in maniera strettamente prevalente:
questo posso dire, lei di certo non unisce.
Non sarà la visita annuale che ti faccio, per cortesia, per amore o forse per vendetta, a cambiare qualcosa nei nostri due solchi lentamente divergenti.
Non sarà il guardare dentro i tuoi occhi obliqui ancora una volta.
Mi dà un’ancestrale gioia il vederti sfiorire, inesorabilmente.
Vedere la vanità, con cui hai foderato lo sguardo di decine di avventori, farsi avvizzita, inutile, caricaturale.
Maschera di cartapesta gettata nel caminetto, fatti grinzosa al fuoco, sciogliti, liberati dalle tonnellate di niente che ti hanno fatto largo, in questi troppi anni, inutili e vuoti.
Sei solo un vecchio clown. Uno splendido, vecchio pagliaccio variopinto, il cui tempo è passato ormai per sempre.
Ti hanno portato sul palmo della mano, hanno detto di te cose fantasmagoriche, hanno lastricato d’oro chilometri di Aurelia per una notte nel tuo letto.
O nel loro.
Peccato, non hanno guardato la data di scadenza, tutti ce l’abbiamo.
A te, evidentemente, qualcuno aveva predetto il dono dell’eternità.
O si erano dimenticati di stampigliarla da qualche parte.
Vorrei vedere l’Uomo della Telecamera cosa direbbe adesso.
Quello che ti utilizzava a suo piacimento, che ti portava ovunque, addobbata da sgualdrina d’alto bordo, che ti dava in pasto ai suoi amici, innocua pernice al cospetto d'un branco di Setter, solo un allenamento per l’imminente stagione venatoria.
E filmava, filmava tutto, senza batter ciglio:
le penetrazioni, gli affilati dardi a conficcarsi nella carne, lubrificati a puntino per forzare dolcemente gli oblò, ritmicamente, come in un’antica danza folk, la più antica.
La bocca vorace, le urla, il ristagnare del sudore e del seme nelle pieghe della tua pelle bianchissima e lucida, quella che ho annusato ed accarezzato mille volte almeno.
Il fuoriuscire gemiti ed umori dalle labbra, quelle che ho baciato mille volte almeno.
Dentro cui mi sono accovacciato, bambino.
Le riprese in solitaria con la collezione 1993 di oggettistica in lattice. La bamba dà enorme destrezza nel maneggiare ogni sorta di consolatore elettronico.
Destrezza per vivere al limite.
"il periodo più splendido della mia vita."
dicevi sempre.
"il periodo in cui mi sono sentita più libera, più desiderata, più donna. In cui ho condotto il gioco, fingendomi preda.
Tu e i tuoi amici alternativi non capirete mai niente, perché rifuggite la vera essenza di ciò che vivete."
A te manca la spiritualità dell’amore.
E mancherà per sempre.
Non è una cosa che puoi comprare dal droghiere.
E, se ce l’avesse, la terrebbe lontano dallo scaffale, perché non ha un prezzo.
Oggi magari nessuno la vuole, domani scopriremo che non se ne può fare a meno, poveri noi.
Ti lascio credere volentieri di aver ragione, a me non costa niente, ho avuto molto ed ho perduto altrettanto, ma ho capito che nulla di materiale riesce a surrogare il lato spirituale dell’esistenza.
Intanto Carlo continua a riprendere, se ci pensi un attimo lo rivedi, vero?
"Ho rimosso tutto, credimi..."
dimmi così, è più comodo.
Lui sta dietro l’occhio vacuo della telecamera, vive oltre di esso, è il sommo burattinaio che conferisce ruolo ed ordine preciso a tutte le marionette.
Loro, i figuranti e tu, il tramite.
Manipolando ad intervalli regolari lo strumento per fargli assumere la connotazione cilindrica desiderata.
Condizione necessaria per il suo exploit finale, lui ti scopa per ultimo, spruzza lontano il suo odio misogino, poi tutti a nanna.
Vorrei ti vedesse ora.
Lo amavi, certo.
Hai ottenuto il massimo da lui, una videoteca hard che ha fatto il giro di mezza facoltà.
la réclame è l’anima del commercio.
Attira stuoli di mosche cavalline.
E ti marcisce dentro, nel ventre, tra le natiche, nel cuore.
sgomita, sgomita, vecchia falena attratta dalle luci...




