31/08/2005

"think before you speak

or suffer for your words.

learn to give respect

that others give to you"

sono sempre stato accusato, probabilmente a ragione, di essere di parte.

e davvero in giorni come questi mi è difficile non reagire con le mani alle parole.

nel mio lettore viaggia un cd speed-metal risalente alla metà degli anni Ottanta

ci sono alcuni passaggi che conosco bene e che hanno sempre fatto parte della mia filosofia di vita.

(no, non ho mai chiesto a Scott Ian e soci se hanno votato Clinton o Reagan...)

poi, nemmeno troppo sporadicamente, incontri persone che ti allibiscono

non che tu te le vada a cercare: te le trovi lì, magari dove lavori, devi farci vita...

evitando, se possibile, di aprire a mazzate la loro testa per vedere cosa c'è dentro...

650 Sciiti affogati nel Tigri o calpestati

_ belin, ma che ci vuoi fare, lì mica sono civili... si ammazzano come mosche...

si calpestano come pecore... l'unico modo per farli quietare è che ne rimanga solo uno..._

Barcone con 100 immigrati nordafricani sparito al largo di Lampedusa. lancia l'SOS, poi nessuno ne sa più nulla

_ o belin, cento negri di merda in meno che vengono a romperci le balle qui.... affogassero tutti..._

Katrina, cento morti e chissaquanti dispersi. e non è finita...

_ giusto, gli americani rompono sempre il belino in giro per il mondo,

son contento che ogni tanto la prendano nel culo anche loro._

credetemi, è sempre più difficile stare muti e cambiare strada tenendo ferme le mani.

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28/08/2005

Marcello ha vent'anni e si buca.

Ha la faccia spaventata di un bambino.

E lo sguardo truce di un adulto.

I troppi tatuaggi da galera occhieggiano da sotto la canotta e, alla luce del lampione, gli danno un aspetto sinistro.

mentre, metodicamente e meticolosamente, prepara la dose

poi passa il laccio sul bicipite smagrito

infine completa la sua opera...

Vattene_ gli dico, affacciato alla finestra di Eusebio.

Mentre nella sua testa turbina un concerto di mille orgasmi.

Vattene, non ti voglio lì, tra qualche ora scenderò la scalinata.

Non ti voglio nell'angolo buio.

Non voglio più scendere questi fottuti gradini viscidi con la lama in mano.

Non voglio il "mors tua-vita mea"

Non esiste un mors tua-vita mea, qui sotto.

è morte per entrambi, ma potrebbe essere anche vita per entrambi

è una questione di calcolo della soglia limite...

Un attimo, ho finito_ risponde lui, con lo sguardo fiero.

Poi scende i gradini.

Al suo fianco c'è una ragazza, giovanissima e bella.

Non so cosa facesse lì, era nel cono d'ombra.

ma lo intuisco, dal colorito bluastro e dal passo incerto.

Richiudo la finestra, con un tonfo sordo

Guardo Eusebio, lui mi guarda

Siamo muti, nessuno ha voglia di dire niente

come se facesse un male bestia osservare qualcuno che scrive la sua rovina, più o meno scientemente.

Vedi, forse anche noi ci stiamo rovinando scientemente.

I versi, il vino che scorre lento, come un lungo fiume porpora.

Le peregrinazioni mentali che girano intorno... e ad ogni rotazione che compiono non tornano mai uguali

Sorprendenti.

E Maurizio, con lo spolverino bianco, la camicia a quadrettoni fuori dalle braghe e i Ray-Ban scuri, e un sorriso che dice: "son fatto, alla faccia di Nietsche"

Lui voli pindarici non ne spicca più, dal 1991 a questa parte.

Anche noi ci stiamo rovinando, forse

vent'anni li abbiamo passati da un bel pezzo, soprattutto io.

Stiamo soltanto minimizzando la soglia di rischio...

e questo ci riesce assai bene.

 

 

"ma che cazzo vuoi

da st'immenso tristissimo senso di morte che abbiamo

se trovassi una strada d'uscita, vedrai che ti chiamo

noi che andremo stravolti e puntuali alla porta a bussare

Quanta vita ci avete rubato?

chi ci deve pagare..."

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23/08/2005

questo post è idealmente raccordato al precedente

ed è dedicato ad un mio amico genoano, in questi giorni particolarmente e comprensibilmente affranto.

ovviamente il personaggio narrante è uno dei miei soliti, non ci sono analogie, tranne la passione per il calcio

è la storia di Pino, fattorino nel Porto di Genova, nato e cresciuto nei vicoli, nato e cresciuto con la passione per il Genoa.

una sera viene invitato da un amico alla manifestazione di protesta del tifo organizzato, che doveva essere pacifica, poi ampiamente degenerata in guerriglia urbana.

ma lui non se la sente, gli dice: _belin, io mi alzo alle cinque, vacci tu e urla anche per me_

la notte sotto le sue finestre succede il finimondo, ma lui, che anestetizza la sua carogna con abbondanti dosi di scitto, ha il sonno troppo pesante per rendersene conto.

la mattina, alle 5.30, uscendo dal portone, vede le devastazioni.

c'è odore di diossina, carcasse di auto girate a ruote in su, vetri ovunque, muri imbrattati, cassonetti ancora fumiganti, contenitori per la raccolta differenziata fusi nell'asfalto.

va in piazzetta per prendere il papero ma non lo trova... anzi, poi lo trova, ma ne è rimasto solo lo scheletro: è andato a fuoco.

lui non ha nemmeno l'assicurazione per il furto-incendio, visto il valore irrilevante di quel vecchio Kymco.

e non gli servirebbe a niente, ci vorrebbe la copertura anti-vandalismo

ma a Genova, sui mezzi a due ruote, nessuno te la fa.

tristissimo risale le scale di casa, telefona al suo capo turno dicendogli che non andrà a lavorare perchè è depresso e che oggi stesso si farà dare qualcosa dal medico curante...

poi si sdraia sul divano, si gira uno sbrillo e prorompe in un sommesso componimento rap.

allora: iniziamo con gli strumenti.

TADAN   TADAN!  

STAP'TUNG   STAP'TUNG

riff di chitarra poderoso, alla Tom Morello

batterie rocciosa e cadenzata

il blump-blump del basso slappato fa vibrare il respiro.

ecco, Pino, ora tocca a te.....

 

 

 

My name is Pino

e faccio il fattorino, giù al porto (zioporco)

mi alzo sempre alle cinque del mattino, yeah

alle cinque del mattino

compagno, scusa se mi lagno

sarà pure il mio destino

io lavoro da mattino a sera

non sono un fighetto da nave da crociera, yeah

no, non sono un fighetto da nave da crociera

lascio il papero in Piazza Bandiera

ma stamattina non c'era

era fuso nell'asfalto

ho uno scatto, che smacco, un sobbalzo

da terra mi rialzo

cercando la mia cura per la vita dura

cercando la mia cura per la vita dura

tristezza, rabbia, odio e delusione

ammutolito torno dentro al mio portone

piango come un coccodrillo, mentre fumo uno sbrillo

piango come un coccodrillo, mentre fumo uno sbrillo

smanio, giro per la stanza, pensando alla violenza

e a chi non può stare senza, yeah

non può stare senza

chorus:

NO MORE VIOLENCE, AND NO MORE HATE

NO MORE VIOLENCE, AND NO MORE HATE

compagno, scusa se mi lagno

dei vicoli io sono il ragno

e ho paura di restare intrappolato

se sei impune, nulla è più reato

se sei impune, nulla è più reato, yeah

...e questo rap lo dedico a Renato.

 

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23/08/2005

Albeggia

Siamo fuori dall'ufficio a commentare gli articoli sportivi sulla Gazzetta del Lunedì.

Pino il Genoano, di professione rapper, è seduto sul muretto in compagnia di una Ceres.

Finge di ascoltarmi, ma la testa gli ciondola. Ogni tanto prorompe in un roboante rutto, giusto per far sentire la sua presenza.

Io ho aperto il giornale sul cofano della Panda di servizio (arancione)

Dentro al fabbricato, una specie di container con la superficie anteriore vetrata, centinaia di zanzare ci guardano tristi.

Ad un tratto si sente un boato all'orizzonte.

Tutti tiriamo su il naso per vedere se stia atterrando un'astronave aliena.

Invece, tempo due secondi, irrompe nel vialetto alberato, a folle velocità, un gigantesco fuoristrada infangato oltre l'inverosimile e coi vetri fumè, che ci abbaglia coi suoi sei fendinebbia da 1000 watt ciascuno, ed inchioda proprio sotto il nostro naso, in una nube di polvere radioattiva

qualche secondo di stasi, in cui tutta l'area portuale danza su note discomusic sparate ad un volume da piegare i timpani ad un capodoglio.

poi tutto si placa, la portiera scorre (elettricamente) con un sordo ronzio e ne fuoriesce Lei.

La Donna della Mala.

ha un miniabito leopardato cortissimo coordinato con una fascia realizzata nel medesimo materiale.

Lunghissimi e biondi i capelli, un po' stopposi per le troppe tinte.

Ai piedi sfoggia due enormi anfibi numero 42, con dieci centimetri di zeppa. Tra le labbra uno stuozzo, il primo della giornata.

Occhiali enormi e scuri, nonostante il giorno sia ancora a venire, a celare chilometriche strisce di bonza ed interminabili orge notturne con partners a rotazione.

(suo marito la trascura, lo dicono tutti...)

_ Vaffanculo, merde_  ci saluta con un ghigno

Una nube tossica di profumo Lou Lou fuoriesce dalla vettura, contaminando indelebilmente l'ambiente circostante.

_ Belin, cento bagasce puzzano di meno_  fa Pino, osservando la scena.

_ E io ne ho viste di abbigliate più sobriamente_  gli faccio eco, stravaccato sul cofano.

_ Muti o vi cavo gli occhi e li do in pasto alla mia iguana_  sogghigna lei, con un tono che non ammette repliche.

Pino rutta, bestemmia e si accende una paglia. Io faccio finta di nulla, poi aggiungo:

_ Non capisco perchè una donna della tua classe e del tuo prestigio si ostini a mantenere una mansione low-profile, quando potrebbe vivere di rendita fino al termine dei suoi giorni_

Lei fa uno scatto e in un attimo mi è davanti, solleva gli occhiali e mi pianta in faccia due fanali azzurrissimi bistrati da decagrammi di hi-liner. Poi si volta e, senza dire niente, varca la soglia.

E' acida perchè suo marito non ha mai tempo per lei.

Lui è un famigerato boss latitante della Sacra Corona Sestrese.

Si occupa di traffico di armi col Medio Oriente, traffico di barre di uranio impoverito coi Paesi dell'ex-Blocco Sovietico, traffico di organi, ecomafie, cocaina, prostituzione, appalti pubblici, riciclo di capitali, auto di lusso rubate, sbarco di minori cinesi da avviare, previa corso di formazione, all'industria delle calzature.

Poi è anche il boss incontrastato del racket degli scooter rubati, in società con i ragazzini maghrebbini dei vicoli, ma questo lo fa più che altro per hobby, per sentirsi ancora giovane, vivo e pulsante.

Inoltre non si fida di nessuno, quindi segue lui in prima persona le svariate branche della sua multiforme attività.

Negli anni Ottanta è stato rampante politico socialista nel savonese.

Però anche un siffatto mostro di pragmatismo ha un suo punto debole: la gelosia, estrema, che se lo mangia vivo e non gli fa chiudere occhio la notte.

Ogni tanto si pente profondamente di aver sposato una donna così bella e vistosa.

Un giorno ha una brillante idea, che però sarà causa della crescita di protuberanze taurine ai lati del suo cranio:

Far accompagnare vita natural durante la sua dolce signora da quattro gorilla selezionati con un apposito corso di sopravvivenza bimestrale in campi d'addestramento siriani.

_ Si, caro, te ne sarei grata, ho sempre troppi occhi puntati addosso e mi sta prendendo la sindrome di Tom Cruise (nota 1). Però li scelgo io._

Così ne sceglie uno simile a Walter Nudo, uno a Raul Bova, uno a Bettarini e l'ultimo a Brad Pitt stile Kalifornia (nota 2). Mica male, eh?

Tatuati fino alle gengive, strapagati e con la mascella perennemente digrignata da pasticcomani praticanti, costoro sono il miglior deterrente per chiunque volesse intraprendere contatti umani con la succitata signora. E lei ne approfitta, eccome...

Mentre le cuciamo colletti inamidati alle spalle e i Gorillaz se ne stanno buonini dentro al SUV fumè, lei si mette all'opera:

versa due flaconi di ammoniaca nelle tre salette dell'ufficio (senza nemmeno passare l'aspirapolvere), poi accende l'idropulitrice industriale e fa defluire il tutto a valle.

Zanzare, millepiedi e fuochisti, nostri colleghi di lavoro, abbandonano frettolosamente la zona, ma all'esterno trovano uno stormo di piccioni, che raggianti cominciano a nutrirsi dei malcapitati esserini.

_ Nooo, gli Ani Alati!!!_ fa Pino, inorridito.

Lei viene fuori, alza il miniabito ed estrae dal perizoma in raso nero una Smith&Wesson calibro 9 a canna lunga. Poi, sparando all'impazzata, fa strage degli insulsi volatili,

Pochi secondi ed i gatti affamati del porto sgusciano dagli interstizi fra le pile di containers ed iniziano a banchettare sorridenti, scempiando le carcasse esanimi al suolo.

_ Spettacolooooo... il miracolo del ciclo biologico della naturaaaa... lo avevo studiato alla Medie...._  urla Pino raggiante, mentre su un barbecue improvvisato cuoce allo spiedo il gatto più grosso.

_ Spettacoloooo... bestia più grossa mangia bestia più piccola... il miracolo della naturaaaa...._

La Donna Della Mala ha finito il suo lavoro, si sciacqua le mani, lascia tutte le porte aperte per fare asciugare l'interno e si deterge l'ascella con una salvietta profumata.

Poi sale sulla macchina e riparte a manetta, con il 4WD inserito.

Lasciando sull'asfalto due scie di pneumatico bruciacchiato.

(1) si narra che Tom Cruise sia talmente infastidito dallo sguardo delle comparse da farle recitare di fronte ad un grosso specchio.

(2) Kalifornia (U.S.A., 1993) è, insieme a Seven, il film con Brad Pitt che preferisco. Il nostro qui è nelle vesti di un folle sanguinario drogato perso e, pensate, Fox Mulder di X-files ha il ruolo di sua vittima sacrificale (mah...). Ah, c'è anche la Lewis, prima che diventasse cantante punk...

 

Grazie ancora a Playchicco, inesauribile sprone per la mia demenza.

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06/08/2005

60 anni fa la peggior invenzione dell'uomo cancellava una città dalla faccia della terra.

60 anni dopo l'uomo non ha ancora capito una sega.

no, oggi non mi va proprio di parlare.

anzi, invito chi passasse a leggere qui a fermarsi a riflettere, per un minuto.

ciao

pace.

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04/08/2005

tristezza, io ti fotto quando voglio

basta un click

guardami bene, attenta, guarda le mie mani

allo schiocco delle dita sei già sparita, e scusa la rima

mica ci avevo pensato prima, no no no no... ho solo estratto il coniglio dal cilindro

ed era rosa shockin' come quello di Playboy...

ci sono mille cose da fare assolutamente, che stanotte non farò

proprio questa notte, che per qualcuno prenderà una piega inaspettata... e me lo sento, certo che sì... salvo verificare domattina e discutere sull'accaduto...

no no no, solitudine adesso non mi freghi

in un certo senso ti ho voluta, anelata, dovevi aiutarmi a scaricare il fardello delle colpe, degli impegni improcrastinabili

E invece?

ti dò l'ultima falange del mignolo, che a me nemmeno serve e tu che fai?

prendi prima il polso, poi l'avambraccio eppoi invadi tutto

stupidamente

tanto ti scaccio via esattamente quando voglio

basta un attimo, un click, uno schiocco delle dita

zap! sei sparita! anche tu.

combattuti i miei demoni, non resta altro che suggellare l'armistizio con una buona bevuta

slam! sbattendo la porta sgommo via

lasciando gatto, luci e pc accesi nella stanza

invano proteso in volo.

fuori c'è vento e le foglie strappate turbinano sotto i lampioni di Oregina

e non preoccupatevi, non ho dato fuoco al gatto, io ci voglio bene a quel ragazzo...

l'ho solo lasciato in posizione ON

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03/08/2005

Ci sono poche cose che ricordo bene, del mio passato lontano.

Sono legate, ovviamente, a situazioni di forte emozione, sia in positivo che in negativo.

Ero un ragazzetto, i miei fratelli erano bimbi. Li ricordo perfettamente, scatenatissimi, a piantare casini in giro.

A trafficare sempre con qualcosa nelle mani, indaffarati attorno alla vecchia casa.

Generalmente dal giorno dopo la chiusura delle scuole, che allora si aggirava attorno al 15 giugno, fino all'inizio del successivo anno, primo ottobre, noi ci trasferivamo armi e bagagli nella casa di campagna, un cascinale in mezzo al verde, accessibile in auto previa sentiero sterrato di 2-300 metri circa.

Studiavo alle medie, mio fratello alle elementari, mia sorella era reduce da un faticosissimo ultimo anno di asilo.

Mio nonno e mio padre coltivavano i campi, curavano gli alberi da frutto, avevano animali da cortile in quantità variabile e, soprattutto, si dedicavano all'apicultura, mansone che all'epoca faceva molto "sciato". In quanto in zona erano tra i primi.

Non c'era elettricità, si faceva con una vecchia batteria da camion che il babbo si "camallava" in paese una volta a settimana, per ricaricarla.

Quindi niente televisione.

Ora non ricordo perchè, ma quel 2 agosto non ero sù in campagna: mi trovavo in paese, nella casa dei miei nonni, con la mano sinistra fasciata.

Quella la ricordo bene, anche in questo preciso istante, basta guardare le cicatrici: avevo avuto una divergenza di opinioni con "Dick Cattivo", cane collerico che fummo costretti a dare via prima che combinasse guai seri.

E naturalmente avevo avuto la peggio...

Mangiavamo e c'era il tg dell'una. Più precisamente finivamo il pranzo, in quanto lì si mangiava alle 12.00 e guai a chi sgarra.

Ad un tratto quelle immagini, la stazione sventrata a metà, l'orologio, uno di quei tipici orologi "da stazione" che trovavi ovunque, con le lancette ferme all'ora dello scoppio: dieci e venticinque.

Mi rimase come un nodo in gola: immagini drammatiche o spettacolarizzate in tv ne avevo già viste parecchie, ma ebbi per la prima volta la coscienza esatta del "male".

Del gesto di una persona che ne stronca centinaia.

Il nodo era la domanda che ancora oggi non ha avuto risposta alcuna: cosa balena nella testa di uno che si appresta a lasciare una bomba ad alto potenziale in un luogo affollato, che si appresta coscientemente a falciare gente che ha l'unica colpa di passare di lì in quel momento?

Sono santi senza croce, diceva mia nonna, religiosa fervente.

Sono corpi sotto terra, dico io. E chi posò la bomba è sopra. Ma fosse anche un kamikaze, cambia nulla nella mia percezione del male.

E quelli che stavano dietro, nell'ombra? Quelli che decidevano e decisero?

Beh, quelli stanno ancora più sopra.

buona vita a tutti.

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02/08/2005

...Traendo una birra dal frigo e stappandola sul bordo del tavolo....

- Vedi, qui tutto si è fermato.

Trent'anni fa io già c'ero. E avevo già le mie birre nel frigo.

Ne bevevo una ed ero allegro, un'altra ed ero raggiante, alla terza mi sentivo buono, tanto buono, una specie di cubetto di saccarina.

Poi, alla quarta, diventavo improvvisamente testa di cazzo e mandavo tutti a dar via il culo.

- Come adesso, quindi...

Solo che adesso reggo l'alcool molto meglio.

-Vedi quà dietro, sto schifo incolto?

Una volta c'erano molti più alberi, lì nell'angolo ci seminavo il basilico...

Scendevano i macchinisti a farsi un sacchetto di albicocche. Ora l'albero sacro è morto, ora rimane solo la danza degli spettri.

Apre un'altra birra e la scola a pozzo. finchè è buono, scelgo di giovarmene.

- Trent'anni fa la "ficona" era davvero bella, non un trave ricoperto di gommapiuma bianca.

dice, appoggiandosi al frigo anni settanta, ricoperto di fòrmica color legno.

Anche lui, vedi, è lo stesso. Ci sta sopravvivendo, ed ha sempre le stesse idee, gli stessi valori...

Lo sai che alle volte ci parlo, col frigo? (alla settima birra...)

Eppoi c'era molta più gente, qui attorno.

Ognuno faceva un lavoro agli altri ignoto, ogni tanto passavano di qua per un caffè, poi via, ognuno perso nei propri traffici.

-E loro c'erano? (indicando gli operai del porto)

- Certo: c'erano i loro padri. C'era gente che veniva qui urlando e diceva:  "tu fai questo, tu invece fai quello"

-E tu?

- Li mandavo a cagare, ovvio. Ma erano personaggi a loro modo positivi, gente che sapeva lavorare e che faceva girare il lavoro in modo più razionale.

Poi dipendeva dalle birre, a volte ero anche più accomodante.

- E lo stradone, qua fuori?

-Era uguale, tranne l'autolavaggio automatico. E non c'erano tutte quelle bagasce per strada, stavano laggiù, sotto l'elicoidale, a coccolarsi l'utenza media.

Poi erano tutte genovesi, adesso nemmeno una.

Laggiù c'era un vecchio quartiere, che poi hanno demolito. E c'erano delle osterie. Poi tutti quei belin di grattacieli mica li avevano ancora costruiti....

-Sì, ricordo.

Campi da golf verdissimi si estendevano da monte a mare, con bellissime manze svedesi che fungevano da raccattapalle e da portamazze...(disconnessione spazio-temporale della quinta birra...)

Noi eravamo attentissimi alle problematiche sociali, mica qualunquisti come voi giovani d'oggi!

-1) Non sono giovane

2) Non sono qualunquista 

Capito? vacci piano e modera i termini.

-Utilizzavamo a nostro piacimento l'unico diritto in nostro possesso: lo sciopero.

Ucciso Allende: sciopero! Americani in vietnam: sciopero! Embargo a Cuba: sciopero! Pinelli "vola" dalla finestra: scioperoooo!!!!

-Pol Pot in Cambogia?

-....

-Il regime Ceausescu?

-....

-Ho capito: la fine del franchismo in Spagna?

- Festone!!!

-L'atomica su Hiroshima e Nagasaki?

-Oh, ma qui si parla di anni 60/70, non saltarmi di palo in frasca, io nel '45 non ero mica ancora nato....

-Sembrava... allora che mi dici di Tien An Men?

Beh, lì si era più avanti, io ero già iscritto alla UIL, che aveva a cuore i problemi sociali negli stati post-comunisti. quindi: sciopero!

-E le Fosse Ardeatine? Marzabotto? S. Anna di Stazzema?

(con la sesta birra in mano:)

- Ho capito, tu vuoi prendermi per il sedere: sparisci dalla mia vista, chiuso!

E' l'alba, il turno di notte è finito, salgo sul papero e sfreccio verso casa, prima che lui diventi cattivo.

 

grazie a "Playchicco" per le idee.

che la bottarga di tonno sia con te.

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