"è quello che sai che ti uccide? o è quello che non sai a mentire alle mani, al cuore, ai reni....
lasciandoti fottere forte per spingere i presagi via dal cuore, su in testa, sopprimerli..."
ho un brano in testa, da nonsoquanto tempo, bello da leggere d'un fiato, pure senza il supporto sonoro.
inizia tenue, col pianoforte, quasi sussurrato, ma le parole sono appuntite, cattive, velenose.
la cosa che amo maggiormente nei testi di Manuel Agnelli è proprio questa: sono bastardi, non danno speranza, non ci si salva mai, anche se poi si torna a scorrere... ma non salvi, non al riparo, mai sottovento...
perchè si torna sempre a scorrere, anche quando si cade senza rete... strano, lo so, quando salti giù dal palazzo ed hai il cuore in gola.
non sembra vero, senza rete, senza filtri, la vita è scritta di getto e non puoi fermare le emozioni, scivolano veloci tra le falangi inutilmente serrate a pugno.
e non si comunica che attraverso piccoli segni, strofe mozze, parole soffocate, frasi tronche, grida afone...
potrebbero essere le solite quattro parole al vento, indifferenti, come le migliaia che soffiano fuori assieme al vapore dalla bocca, potrebbe essere un cd che viaggia nel lettore ormai da troppo tempo o una quasi sera dentro ad un abitacolo caldo, scendendo da Begato Nove, inutile astronave piantata in mezzo alle vallate genovesi
o una voce calda che fluttua nello sfacelo periferico, in cui le vite si intrecciano, quasi normalmente, quasi come in ogni angolo del mondo...
quasi come siamo fortunati a non esserci, a non dover esserci per forza, nostro malgrado, eh.....
ecco, al di la del supporto musicale, che a me garba, ma è un fatto oltremodo personale...
quell'uccidere una parte di se stesso, per sopravvivere, eliminare il male con parole a cuneo, ficcanti, che entrano dentro...
cancellarlo, renderlo invisibile a sguardi esterni, incollare qualcosa sopra, qualcosa di colorato, sperando che lui, là sotto, smetta di proliferare
poi, finito il decoupage, sorridere a metà tra il ghigno divertito e la paresi. Ecco, tutto ciò serve:
dopo, ma molto dopo, per essere in grado di cambiare strada.