26/03/2007

veirera20003

Gialli familiari per giallisti da pensilina d’autobus

Audiences borghesi per poveri cristi con la bmw comprata a rate decennali

killers da pausa caffè, volti veri blindati chissadove non fanno paura

lontano dagli occhi anche una manciata di pietre a custodire un piccolo corpo fa meno male

lontano da files ipocriti e da passioni morbose che girano e girano nella testa

ricoprire d’attenzioni, girare a mulinello tra gli scaffali del magazzino di giocattoli

comprare una Ducati rossa come non ne hai ancora

come quella che guardi alla tele piegando il capo ad ogni curva

sorridere mentre zappo le erbacce ai pomodori, e tu giochi col lombrico a un metro di distanza

fare a gara col pallone di pezza a chi palleggia di più o meglio

chi lancia più lontano la macchinina con la testa di pellerossa disegnata

improvvisamente non avere voglia di parlare e guardarti rotolare sul parquet madido di giochi e spremuta rovesciata, mentre il piede formicola stanco dentro gli anfibi da lavoro

prendere a calci tutto l’infame mondo per lasciarti scorrere dentro un solco sicuro

che nulla può toccarti finche sono qui - avere ancora forza di dare calci

 

diventa grande, bimbo, surfa tra le lande fintamente popolate nel paradiso dei grandi

sfida le loro facce attente al potere, a nascondere sopraffazione dietro un sorriso

gira i denti a chi ti vuole cambiare o sarai come loro

con le loro malefatte insabbiate, losche inibizioni, malcelate frustrazioni e manie

diventa grande subito

oppure rimani piccolo, restalo quanto vuoi, non hai nulla da temere

anch’io torno piccolo, a ruota

[on air: pink floyd - the thin ice]

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20/03/2007

come stare seduto in una stanza, tranquillo.
passa uno e da fuori tira giù la serranda, e poi il buio
il cuore pulsa, i nervi palpitano, occhi strabuzzati a cercare un appiglio per alzarsi almeno dalla sedia
senza luce si vive male, le piante attorno cessano di parlare.
poi passa un altro da fuori e dice "cazzo ci fai li?"
tirando su la serranda fragorosamente con un sospiro di sollievo il sole entra e invade tutto
oppure da solo, con le unghie, rialzarla dall'interno
non voglio limiti, sacrifico i polpastrelli
e tutto inizia finisce si protrae si rinnova
in un semplice istante.

[on air: Always With Me, Always With You - Joe Satriani]

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07/03/2007

andare a stento, su strade/derive, ci riesce bene, saltellare
trainando un vestito pesante, un sari di tela cerata
un telone da camion con attaccate ghirlande di lattine vuote
che arrivare in fondo a fatica  è più bello, la gente piange e si commuove
che bel gesto, più sudi più sei fiero, trascini la palandrana che non piove nemmeno
sole a picco sulla faccia, testa ben ritta mi chiedo
chi me l'ha fatto fare - chilometri di distanza e cento anni fa
(non so se a qualcuno di voi è mai capitata la sensazione di essere doppio, scomporsi nettamente, scindersi in due organismi che compiono differenti atti)
gambe incrociate sulla spiaggia mi guardo correre scalzo nella sabbia fine stagliandomi contro il mare piatto investito di luce
fai fatica, ehi, chi te lo fa fare nessuno ti obbliga
il passo affonda, vedi, ci metti tanto e la fatica inutile che fai non ti dà neanche la possibilità di rifiatare, pensare alle cose che vivi
bestia cieca senza cervello: oltre la ferrovia abbiamo una bellissima strada asfaltata e tu hai al collo un bellissimo paio di scarpe cucite da qualche bimbo uzbeko
camminaci
anzi
dotati di una ruota o di una slitta, sfida superfici rettilinee perfettamente levigate
chitelofafare, al mondo compri=hai=sedata la tua pena hai l'input giusto per dare il là alla spirale dei consumi
ma ecco
forse soltanto quattro idee di merda strappate coi denti
sono in fondo mi volto sorrido.

[poi decido la musica, magari domani]

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06/03/2007

ti vedo
camicia a quadri fuori dalle braghe bianche e larghe, spolverino leggero
sbracciarti da distante come aver fretta di raccontare qualcosa subito, prima che passi di mente
agitarti nel vento d'una mezza sera facendoti sempre più vicino, prima che il vento sciolga via pensieri e frasi rimangano impigliate in bocca
storie
urlate nelle orecchie come essere ancora a cento metri, càlmati, racconta, non frantumarmi i timpani, guarda che ora sei qui cazzo urli
muovere mani, meno parole/più gesti, fare ampi cerchi nel niente con le braccia spalancate da spaventapasseri
toccarsi il naso, ti vedo
storie
che abbiamo costruito cose solide e durature e odiare il fiume di sabbia dalle mani, stringendole mentre si sbriciolano all'improvviso, è umano, no?
devono rimanere sempre loro, noi, quanto fatto deve rimanere così com'è specchio di momento irripetibile che non torna e non torna
cresciuti siamo, noi. lo eravamo già, siamo piccoli adesso altri ci fanno ombra con chiome lussureggianti e variopinte e noi stiamo all'ombra, ci tocca stare

il fatto è che hai una casa saldata a fiamma ossidrica, hai una casa di ghisa da troppi anni
e da troppi anni non ti si possono dire troppe cose
di marzo, come adesso, dentro il telegiornale.


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04/03/2007

zenaflash

eclissi.
tutti a casa a guardare il trionfo nazionalpopolare di Sanremo.
io da solo a Righi a guardarmi la luna.
così pensavo, salendo i tornanti col Feldskooter, scricchiolante ad ogni malformazione del manto stradale.
ma quanta gente però...
macchine, moto, persone a piedi vocianti e scalmanate.
"ehi, fanno mica un rave party al Castellaccio, stanotte"
chiedo a uno con la faccia da pasticcomane praticante.
"no, belin, c'è la luna rooosssa, che stoooriaaaa..."
ahcazzo...e in effetti a ben guardare c'è un brulichio di gente a lato strada, chi col treppiede e un teleobiettivo lungo come un salame di Sant'Olcese, alcuni con telescopi puntati su a mo' di bazooka.
altri, la maggior parte, mano nella mano di chiunque e col naso conficcato al cielo.
"ma non è più rossa...c'è la falce biancastra dentro..."
"belin, ma prima lo era, fidati..."
due file di macchine parcheggiate a lato strada e la coda, a Righi di notte ed in entrambi i sensi di marcia, stile Via Venti sotto natale. umidità in condensa su tetti e finestrini. vetri appannati abbestia dei beccioni superstiti, distolti dalla loro attività ginnica nel gran viavai.
"mah, la gente è fuori... tutti qui stanotte"
dico a un signore di mezza età, sottobraccio ad ua giovane sudamericana
"u belin c'u ve strangùe viatri e a lùnna, bulicci, che nu se poeu mancu becià!!!"
mi bestemmia dietro con l'occhio torvo.
"ma come! per altri 22 anni non vedremo niente di simile! lei rimpiangerà di non aver colto un simile prodigio cosmico. se nepentirà un giorno"
"ma mancu p'ou belin... vanni, nan, vanni... ARIA!"
e io vado, non me lo faccio ripetere, che a volte sono già di troppo anche da solo.

quasi quasi mi faccio un volo radente. tanto lei non è più rossa...

[on air: Walk all over you - AC/DC]

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