29/09/2007

Dopo quasi 2 anni ho riparato il piedino del divano IKEA, stanco di metterci sotto le Pagine Gialle.
Rileggendo il
POST scritto all'epoca, mi sono molto divertito.
Dà un sottile piacere, a volte, "farla finita con qualcuno o qualcosa".

"è una formalità, o una questione di qualità..."

 

[on air: CCCP - io sto bene]

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29/09/2007

C'è molto là fuori, maifrènds, dove il sole sviene e si conficca a monte, luccicando oltre.
Ci sono mille vite differenti da quelle che viviamo ogni giomo e mille cose da fare, diverse dalle quotidiane occupazioni, maifrènds.
Le cose che non ho mai fatto, volevo farle ma mi è passata l'idea, che avrei voluto fare da piccolo, poi , valutando possibili balzi nel buio, desistere con una scrollata di spalle unico escamotage.
Una corsa a passo lento sui moli, quasi un cortometraggio di vita al contrario, partendo sempre dai migliori. Perchè sono proprio loro, i più sensibili, remissivi, poco contaminati, inadatti a qualcosa, folgorati da qualcosa, dipendenti da qualcosa, fatti di qualcosa.
Sono sempre loro che ci vengono a mancare, maifrènds, sono robusti e piccoli, spiccano il salto e si afferrano al bordo della nave con nervigne braccia bucate e tatuaggi da muratore, ma sopra qualcuno gli pesta le dita e saltano giù.
Il mare è plumbeo e nulla all'orizzonte, la prima volta torni a nuoto, la seconda affondi come un piombino.
Cinici e disillusi osservano la scena e valutano.
Superficiali e supponenti svettano, con le loro creste rosse allineate al maestrale. Poi non li vedo più, per fortuna.
Giustizialisti fagocitano editti inutili.
Degradanti in nero.

Un fiotto di assassini a piede libero deposita ombre sghembe sulla notte imminente, strane figure a farsi strada tra le barche ormeggiate, lunghissime di cigolii, di funi tese e rilasciate.
Notte di luci sull'acqua e voci lontane, stima quel che è da dare e quel che viene a saldo, il mai ricevuto, ciò che ci verrebbe ancora, ché il necessario a vivere lo abbiamo già strappato coi denti.
dimenticando gli spiccioli sul bancone

Cumulativamente, con gli interessi, adesso varranno almeno una fortuna, accusandoci a vicenda o girandoci attorno come gatto mangia minestra di pesce.

maifrènds.

[on air: Assassing - Marillion]

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26/09/2007

Certe sere sarebbe meglio esplodessero.
Certe sere sarebbe meglio essere altrove, per schivare il masso che sta per caderci addosso.
Il cielo preme sulla testa e dentro non c'è niente.
Certe sere potrei cancellare 4 anni di blog con un clic, intanto so che le cose importanti sono altrove, da custodire con le mani a coppino, che non si rompano.
Invece stasera devo fare altro. Devo scrivere.
Educazione pseudo-religiosa, battesimo e comunione, gite coi preti degradanti in un ateismo-marxismo-anticlericalismo feroce, folgorazione buddista, litri e litri di agnosticismo applicato ad ogni singola porzione.
Tutto ciò non mi ha mai tolto dalla testa la mia più radicata convinzione.
La sopravvivenza di un qualcosa. Voi la chiamate "anima" io non so che nome abbia.
Tutto ciò mi rende estremamente inadeguato stasera.
Poi, in fondo, noi, intesi come collettività, siamo sempre i primi a giustificare.
Ad impilare palliativi come castelli di carte.
Quando nel '91 ci venne a mancare Mario, il giorno dopo, mentre lo sradicavano stecchito dalla spiaggia, avevamo tutti un nodo in gola grosso come una mela. Ma dietro qualcuno diceva "belin, si faceva come un cavallo, bravo ragazzo, ma se l'è cercata."
Poi a Pino venne il cancro ai polmoni e quella voce "belin, ma fumava 40 nazionali senza filtro al giorno eppoi lavorava nelle vernici" e a Pasquale la cirrosi "belin, viaggiava a grappini già alle 6 del mattino e il medico lo aveva messo in guardia, quello è cercarsela..."
Eccetera.
Ma quando uno, abbarbicato alla vita coi denti, progetta la sua fine e la mette in opera, quando un ragazzo un po' cresciuto, sempre pronto ad un sorriso e a spaccarsi di lavoro, saluta gli amici va a casa scrive un biglietto di addio sale sul suo patibolo autocostruito e zac.
Ecco, di fronte a questo tutte le voci tacciono, perchè non si è preparati.

C'è solo una tonnellata di buio che ricopre tutto e un nero imbuto che succhia via le parole. Silenzio.

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19/09/2007

anche una volta tanto va bene riprendere in mano il pezzo, rivangare discorsi dopo mesi, sempre freschi di frigo senza doverli passare nel defrozer*
Vanno bene vini qualunque del Salento, che gli astemi rifiutano categoricamente di degustare, ma un Barbera 2003 da 14° va sicuro meglio (Vinchio-Vaglio Serra, Flound aiutoooo)
E un nasuto assaggiatore di formaggi professionista, indicativamente preposto al caso, può facilitare la vita all'utenza media (incassando il secondo rifiuto)
Vanno bene, anzi, ben vengano gli invasati brandenti un 25/75 storico del peso di kg 3, con muscolatura sviluppata all'uopo, arrecanti indelebili danni d'immagine ai Tuttinaso e vandalicamente propellenti a deità i Fotogenici.
(mascherando la nostra sete di gossip con accorata opulenza)
Poi tutto finisce e si ripone il pezzo nel cassetto solito, in attesa di nuovi ed ulteriori fasti.
Rimane l'immagine di un uomo con qualcosa a tracolla, di bianco vestito e con un buffo cappellino giallo calcato sul cranio, in posizione ducesca (braccia conserte e gambe divaricate) al centro di via San Lorenzo.
E un sorriso a 40 bianchissimi denti africani dalla cabina di un TIR fermo al semaforo.
Pilota automatico.
Casa.

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19/09/2007
auguri Attilone!
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19/09/2007

esiste un tempo per parlare
(e uno per piantarla...)

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17/09/2007

Guarda papà!
Gli indiani, con le piume in testa!!
Ma và.... Quelli son mica indiani, sono alpini, hai mai visto un indiano con la camicia a quadrettoni e col fiasco di barbera?
Attila mi guarda perplesso.
E cosa fanno questi indiani qui?
Beh, fanno i raduni, bevono vino, mangiano salsicce alla brace accampati in tende militari e poi si riuniscono tutti insieme e cantano. Andiamo a vederli, stasera?
Andiamo, sì!

Dopocena, ore ventuno e trenta, bicicletta con seggiolino sfreccia a luce fioca verso il centro del paese invaso da indiani di ogni tribù, con piume lunghissime, nasi rossicci e voci potenti. Dai 30 ai 90 anni, questi ultimi sono probabilmente i capi-clan o i santoni locali.
Riuniti in cerchio cantano le loro canzoni e ognuno ha il suo ruolo, ma io adoro il basso, invece Attila sorride quando canta il "vuxìn". Nessuno teme l'etilometro, c'hanno la tenda là dietro, nei campi, ci arriverebbero anche tentoni.
Ascelle sudate. Gente che passa. Spintoni. Un militarismo antico, un cameratismo scevro da quell'aura fascistoide descritta da amici d'infanzia alla Folgore o nei corpi speciali delle forze dell'ordine. Una cosa schietta, zero liti, sorrisi, gente curiosa. Aliti alcoolici.
Banchetti improvvisati ovunque, mangiacassette gracchiano canti tradizionali a manetta, ghirlande di tricolori ostentati con fierezza non mi disturbano, ché sono cittadino del mondo e sono qui e adesso.
Sono pure obiettore ma chissenefrega.
Non c'è prezzo per una risata di bambino.
Non c'è prezzo per un fiume di domande semplici semplici e così complesse.
In fondo al lungomare, oltre la giostrina con le macchinine e i cavalli luccicanti, c'è meno gente e un locale all'aperto fa pianobar.
Due giovani, voce, chitarre acustiche e armonica a bocca, stanno intonando un vecchio successo dei Negrita. Una sensazione così strana ascoltarli, seduto sulla bici, mio figlio a pochi centimetri segue la musica ondeggiando la testina e alla fine applaude:
Braviiiii!!!
Poi fanno ancora Country Road e Fiume Sand Creek.
Sono le undici, si va a casa dai, che è tardi e i bimbi sono già tutti sotto coperta.
Ho imparato a sognare, certo. E ho anche cercato di continuare a farlo il più possibile.
Ecco, tu invece impara a non smettere mai di farlo.
(ti insegno io, se ne sono capace...)

[on air: Negrita - ho imparato a sognare]

dedicato alla Sab.

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06/09/2007

sto partendo.
fate i bravi e non fate incazzare la chiesa producendo cellule staminchiali.
tanti baci (con lingua) a tutti, maschi e femmine, che nu se caccia mai via ninte...
ci vediamo lunedì 17.

[on air: tenetevi gli Skiantos ancora 15 gg, che fanno bene]

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02/09/2007

Vodka-intimo, un affare con isolamento in una cella remota
Estinguendo i fuochi del mio inferno privato,
provocando l’angoscia per rinnovare la licenza di un poeta dal cuore sanguinante in un fragile involucro. Sostenendo la crosta di una coscienza scintillante avvolta in uno scialle consacrato dal dopo sbronza.
Battezzato in lacrime dal reale.

Affogando nel liquido appiglio della Piccadilly Line, ratti corrono, fuggendo attraverso l’umido labirinto elettrico (carezzevoli mani di Ofelia con l’ambizione del nuoto a rana, il corteggiamento dell’albatross, tradizione del periodo matrimoniale)
Inguainato dentro il walkman indosso l’aureola della distorsione, contraccettivo auricolare che abortisce conversazioni gravide (ma lei girò l’arpione, trafisse il mio cuore e si crocefisse al mio collo)
Dagli angeli custodi nelle loro bolle di coscienza, sicuro ed asciutto nel mio mare di guai, dalle nove alle cinque con la cravatta appropriata, gettato alla deriva come attrazione, peepshow, stereoeroe.
Calmo, tranquillo, incantato, affogando nel reale.

Il ladro di Baghdad ora si nasconde ad Islington pregando per la deportazione della sua vacca sacra, eredità di un’avventura di un mondo al crepuscolo, dote di una misteriosa parente.
Un fiore vietnamita, un sindacato portuale, un’amante liberata che proviene dalle cosce di una rivista, questa Maddalena firma il contratto che la vincola a più che semplici favori.
La promessa delle mani occidentali che nutrono l’afferra per la gola.

Un figlio della svastica del ’45 mostra con ostentazione un perossido standard, discepoli dei graffiti rievocano testamenti di odio, bacchette magiche all’aerosol sussurrano dove i riflettori delimitano siepi di filo spinato.
Questi sono gli scacchi di Brixton.

Un cavaliere dell'Embankment fa crollare il suo castello di giornali, una creatura abitudinaria chiede in elemosina la moneta del barcaiolo.
Svanirà con i vecchi commilitoni nell’appello untuoso, contorcendosi per il bruciore di stomaco, ricordo dell’ultima cena del Venerdì Grasso

Il figlio guarda il padre scorrere gli annunci mortuari in cerca di compagni di scuola scomparsi mentre la sua generazione digerisce una consolidata ignoranza, nascondendosi dietro tende e finestre sigillate e dipinte.
Genocidio decriminalizzato, fornito porta a porta a Belsens, il vaso di Pandora dell’olocausto naviga elegantemente verso cieli infestati di satelliti.
Profumi radioattivi, per i modaioli, per i pazzi terminali.
Avete capito? Avete realizzato che questo mondo è totalmente fottuto?

Dove sono i profeti, dove sono i visionari, dove sono i poeti
Per squarciare l’alba del mercenario sentimentale?

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