Guarda papà!
Gli indiani, con le piume in testa!!
Ma và.... Quelli son mica indiani, sono alpini, hai mai visto un indiano con la camicia a quadrettoni e col fiasco di barbera?
Attila mi guarda perplesso.
E cosa fanno questi indiani qui?
Beh, fanno i raduni, bevono vino, mangiano salsicce alla brace accampati in tende militari e poi si riuniscono tutti insieme e cantano. Andiamo a vederli, stasera?
Andiamo, sì!
Dopocena, ore ventuno e trenta, bicicletta con seggiolino sfreccia a luce fioca verso il centro del paese invaso da indiani di ogni tribù, con piume lunghissime, nasi rossicci e voci potenti. Dai 30 ai 90 anni, questi ultimi sono probabilmente i capi-clan o i santoni locali.
Riuniti in cerchio cantano le loro canzoni e ognuno ha il suo ruolo, ma io adoro il basso, invece Attila sorride quando canta il "vuxìn". Nessuno teme l'etilometro, c'hanno la tenda là dietro, nei campi, ci arriverebbero anche tentoni.
Ascelle sudate. Gente che passa. Spintoni. Un militarismo antico, un cameratismo scevro da quell'aura fascistoide descritta da amici d'infanzia alla Folgore o nei corpi speciali delle forze dell'ordine. Una cosa schietta, zero liti, sorrisi, gente curiosa. Aliti alcoolici.
Banchetti improvvisati ovunque, mangiacassette gracchiano canti tradizionali a manetta, ghirlande di tricolori ostentati con fierezza non mi disturbano, ché sono cittadino del mondo e sono qui e adesso.
Sono pure obiettore ma chissenefrega.
Non c'è prezzo per una risata di bambino.
Non c'è prezzo per un fiume di domande semplici semplici e così complesse.
In fondo al lungomare, oltre la giostrina con le macchinine e i cavalli luccicanti, c'è meno gente e un locale all'aperto fa pianobar.
Due giovani, voce, chitarre acustiche e armonica a bocca, stanno intonando un vecchio successo dei Negrita. Una sensazione così strana ascoltarli, seduto sulla bici, mio figlio a pochi centimetri segue la musica ondeggiando la testina e alla fine applaude:
Braviiiii!!!
Poi fanno ancora Country Road e Fiume Sand Creek.
Sono le undici, si va a casa dai, che è tardi e i bimbi sono già tutti sotto coperta.
Ho imparato a sognare, certo. E ho anche cercato di continuare a farlo il più possibile.
Ecco, tu invece impara a non smettere mai di farlo.
(ti insegno io, se ne sono capace...)
[on air: Negrita - ho imparato a sognare]
dedicato alla Sab.