Mauro, anni trentacinque.
Ma a volte se ne sente novantasei, a volte dodici.
Smilzo, alto e con lunghi riccioli neri sul cranio, tenuti assieme da uno strano copricapo umbonato, intessuto in cotone coi colori della Giamaica.
Proprio quel particolare gli ha fatto guadagnare lo strano soprannome.
Mauro vive in un piccolo trilocale sul fiume, in una delegazione del Ponente Genovese, una specie di “volume aggiunto” ad un grande e fatiscente edificio fine ottocento.
Probabilmente una ex bottega od officina dismessa, con un giardino carrabile sufficiente a farci vivere Pietro, tranquillo cane spinone preso al canile municipale, qualche pianta di basilico, come da tradizione, e di marijuana, anch’essa tradizionale, ben dissimulata tra la selva di pomodori e fagiolini rampicanti.
Possiede una Moto Guzzi del settantotto che ha interamente verniciato in nero opaco. La sera la parcheggia in salotto, per non farle prendere l’umido.
Riscalda a legna, per risparmiare, utilizzando il Fiorino della ditta per cui lavora a mille euro al mese, il sabato mattina, giorno delle consegne.
Fanno accessori per navi. Ci lavora da sedici anni, è stato assunto come lucidatore esattamente un mese dopo il diploma di Scuola Alberghiera.
Il padrone conosce i suoi giri e non gli dice niente.
La collina alle sue spalle, devastata da un incendio due anni or sono, è fonte inesauribile di pini bruciacchiati, marciti in piedi ed abbattuti dal vento, basta portarsi un seghetto a mano, andare su all’alba e cercare di non farsi beccare dalle Guardie Ecologiche.
Poi ripulire accuratamente il furgone e caricare i pezzi da consegnare.
Verso mare ha davanti agli occhi l’insegna gialla di un distributore, piantato sulla litoranea. Oltre di essa c’è la ferrovia e oltre ancora il Canale di Calma. Il porto, all’orizzonte, chiude del tutto la visuale con le sue gru, i carri ponte e le cataste di contenitori colorati.
Il suo mutuo è cresciuto fino a trecento euro mensili e gli starà appiccicato ancora per almeno dieci anni.
Mauro è un “nuovo povero” che lotta ogni giorno per stare a galla.
In salotto, accanto al poster di Jeff Buckley, che gli ricorda di quand’era giovane, tiene una foto dei genitori e del fratello Sandro, funzionario di banca, con cui non parla da sei anni.
Ma può sempre parlare con se stesso, intanto sa comunque cosa dirsi.





