30/08/2008

Sono solo un vecchio cane dai sopraccigli imbiancati, fermo ai margini di una radura.
Qui in campagna mi sento bene, molto meglio che deprimermi in giardino, abbaiando a qualsiasi cosa, sia essa uno scooter, un trattore, un calabrone oppure un bambino col videogame portatile.
Goffo ammasso di peli, sono. E per giunta rumoroso.
"Zitto, Rex, chemminchia c'hai sempre da abbaiare?"
Sono grasso e stanco e alle crocchette ipervitaminiche preferisco ormai la brodaglia di verdure e manzo e gli avanzi del vostro pranzo, luridi ed amatissimi padroncini, soprattutto quando qualche creatura indecisa rifiuta il roast-beef o il vitel tonné.
Sono fiacco e fuori forma, ho gambe rigide e contorte come bastoni d'ulivo. Non ho più la forza per correre dietro ai cinghiali e quando ne incontro uno lo guardo fiero e gli dico:
"Beh, stai tranquillo, ormai non c'ho più testa...."
E se lui ce l'avesse con me, per via di qualche assurda rivalsa riguardo alla catena alimentare, sarei pronto a giurare d'aver cacciato per tutta la vita solo piuma, pur di non farmi fare il culo a strisce da quelle due zanne affilate e scintillanti.
Voglio una vecchiaia serena, non finire sbudellato sul tavolo operatorio del veterinario. Siam mica scemi, noi cani...
Ma io sono un cane-per-modo-di-dire, somiglio più ad una zucca con le gambe che ad un fido e alacre scudiero. 
Tuttavia c'è una cosa in cui ancora primeggio, una di quelle cose che hai dalla nascita, l'avevo già all'epoca in cui abitavo in una cuccia di legno, con la nidiata.
E' il naso: il mio naso enorme ed umido, infallibile, meglio di un metal detector, rapidissimo a lanciare impulsi precisi e repentini al mio ancor lucido cervello.
Fermo splendidamente i fagiani rintanati nella sterpaglia: elegante, fiero, testa ritta e zampa destra leggermente sollevata, occhio adunco e collo eretto. Uno spettacolo per gli occhi.
Attendo che il mio principale se ne accorga e poi zac, un passettino avanti e la preda si alza in volo.
Levala, Rex!! levala, levala Rex!!
Non fai nemmeno in tempo a dirlo che l'uccello è già alto sulla brughiera: allora io sto lì, tutto preso dall'eccitazione attendendo il familiare e sordo "blam! blam! blam!" della carabina a cartucce.
Porta Rex !! Cercalo, cercalo, cercalo! riporta, Rex! daaaaiii!
Mi avvio lentamente per la via più breve, il mio naso gigante traccia scie di luci che mi segnalano il punto esatto in cui giace la preda agonizzante.
Gli altri cani, abbagliati dallo stile della ferma e ancor più sorpresi dalla mia lenta velocità, o dalla mia rapida claudicanza, stanno a guardarmi con rispetto.
Osservano rapiti il vecchio Rex mentre, con misurata maestrìa, azzanna il fagiano e scodinzolando, lieve e per nulla goffo, lo deposita nella mano ruvida del padroncino,
"Bravo, bravo, tieni biscotto...."
"Ma no, dai, stai scherzando? Quante volte devo dirti che i biscotti non mi garbano? Hai per caso un bocconcino di parmigiano?"

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30/08/2008

mangio le giornate e divoro le notti, impiccate ad uncini da macellaio, le smembro e spargo attorno, poi giro l'angolo strisciando le orecchie sul selciato.
volo le giornate e indugio le notti, gialle di fari spiaccicati sulla strada, trattengo il respiro ad ogni curva, che dopo di lei c'è il nulla e invece c'è il mondo.
devasto le giornate e sfiguro le notti, tengo forte nella mano uno stiletto quasi a farmi male e le tagliuzzo a coriandoli bianchi su fondo nero, come da bambino al doposcuola, ogni singola e insignificante porzione impiastricciata da una goccia di colla stick.
e sorrido giornate intere, rifletto risate sbilenche su rocce scure, sagome di falchi giocano a nascondino ed io spalmo il mio grido gutturale facendo eco ad un'appendice dell'anima, persa chissadove e ritrovata chissadove.
sorrido le giornate e mugolo le notti, avvolto in un lenzuolo blu cobalto. ci arrotolo i pensieri e ne faccio un bel fagotto sontuoso da appendere fuori, che si veda bene dalla strada.
lo stesso groviglio che vado a riprendere ogni notte, ogni strameledetta ogni insulsa notte, lo stesso che soppeso valuto srotolo tendo agganciandone gli estremi a rami d'albero, stirando le pieghe.
perchè non ci devono essere pieghe
tutto deve combaciare.
tutto dev'essere perfetto.

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29/08/2008

dormo non dormo non dormo e dormo.
si e no e si e non.
mi giro e rigiro, non riesco a prender sonno, mi esplodono in testa migliaia di pensieri neri veri seri sinceri.
rotolo le gambe giù dal letto come da bambino mi lasciavo penzolar dal parapetto fino a quando lo stomaco esondava e vomitavo l'uovo sbattuto col marsala giù nel dirupo.
sognarmi bianco, sognare il mio interno come un guanto completamente bianco che puoi sciacquarlo a modo, branzino eviscerato sotto al rubinetto e lui torna bianco come se avesse solo assimilato finora un latte o un bolo generico di una madre generica e bianca.
era una cosa da deficienti, vedere quanto ci si può sporgere senza morire e fa patire anche oggi, adesso, scriverlo di getto quasi mi inseguisse qualche malintenzionato e dovessi vomitar via le mie ultime considerazioni sulla vita.
dormo non dormo mi giro mi rigiro, sudo sento rumori impercettibili, mi fischiano le orecchie
mordo e ricordo, sputo e mi dispero.
soffro di vertigini fin da ragazzo, mi sporgo e la balaustra mi sega il costato, i ferri mi penetrano in pancia ma me ne sbatto il cazzo: dovrei forse rimaner seduto con la schiena correttamente a novanta gradi come tutti voi bravi bambini timorati di qualcosa che se dio sapesse si incazzerebbe oltremodo?
devo diventare come voi?
devo mangiarvi il pancreas per diventare come voi?

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28/08/2008

qui non c'è nessuno.
sono tutti andati via.
inghiottiti.
di là c'è gente, di là è rosso.
lampade proiettano fasci tondi e colorati su grandi tavolini laccati.
vodka absolut e spremuta d'arancia, c'è casino.
persone si accalcano seminude attorno ad un totem zoomorfo.
love hate love
quadricromia: rosso, bianco, arancione, nero.
rannicchiato oltre la porta a soffietto, fermo.
sto      muto
solepolvere filtra dalle feritoie sconnesse della persiana e ho freddo, molto freddo
sudo e ho molto freddo.
love       hate        love
linoleum ambrato e polveroso, stracci alle pareti.
non c'è ragione, non c'è ragione
stracci alle pareti raffiguranti teschi ed una coperta di ciniglia blu
acari tengono compagnia, ma sono solo.
sangue pulsa tempie.
polvere volteggia lentissimamente dorata quasi impercettibile
quasi      impercettibile
fuori c'è il sole e sono solo.
parete divisoria, inconsistente di molecole rarefatte,
posso    attraversarla   con   la   mano
posticcia:
sono tutti altrove.
ad un tratto chiarissima ed unica di luce accecante e bianca proveniente da miriadi di fonti indistinte
sbigottito, sono:

qui è tutto finto.

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22/08/2008

Agnostico prende in prestito titolo dei Black Sabbath per descrivere evento spiacevole, che attira gente del quartiere rimescolata tra vero e finto in una specie di budino.

Le sei di ieri pomeriggio.
Coppia di signore su scooter medio e recente, cariche di pacchi all'inverosimile, deflagra pesantemente lungo la creuza.
Sei e zerouno: arrivano i carabinieri (hanno la sede giusto lì davanti)
Sei e zerocinque: arriva la croce.
Sei e zerootto: arriva un vigile col blocchetto delle contravvenzioni nuovovuovo.
Sei e zeronove: inizia il viavai concitato di gente che sposta velocissimamente il proprio mezzo a due ruote.
Sei e dieci: il Feldmaresciallo mi avverte al citofono e pure io mi precipito, peccato che in fondo al viottolo c'è il già menzionato vigile ad attendermi, con un sorriso spento.
- Buona sera agente...
faccio, togliendomi il casco integrale per mostrargli la mia fila di denti scintillanti.
- Buona sera sta fava, lo sa che lei è in divieto di transito?
- Belìn se lo so, vivo qui da più di diec'anni ed è sempre la solita storia: c'è il divieto, la rampa è troppo pendente per essere a norma, c'è la zona militare che rompe il belino e voi ogni tanto venite a fare le multe. Abbiamo organizzato un comitato per cercare una soluzione ma pare non ne esistano. Ci tocca rischiare ogni santo giorno. I posteggi per moto non esistono e non mi venga a dire che ce ne sono giù in via Avezzana, perchè dista quasi 1 km da qui e ne ha soli quindici, sempre occupati da motorini fermi li da millenni.
- Infatti non le dico niente, vada via da qui e stia in campana che, dopo l'incidente accaduto, i nostri capi ci manderanno qui a far contravvenzioni, nei prossimi giorni.
Ci stringiamo la mano (a un vigile comprensivo, rarissimo esempio, si stringe sempre la mano) e discendiamo la creuza incolonnati. Giunti in fondo lui mi ferma e mi dice:
- Vede, qui non si potrebbero mettere, ma siccome non danno intralcio e capiamo la vostra situazione infelice, si lascia correre. Tranne ovviamente questo!
(e mi indica un motorino grigio il cui muso sporge di almeno mezzo metro.)
- Ehm... quello è di mia moglie...
- Allora lo sposti e le dica di parcheggiare meglio, buonasera.
Scompare in una nube azzurrina di miscela al due per cento.

Mi fermo a parlare dell'accaduto con Pino e Claudio, due miei vicini di casa. Passa Pietro col suo scooter bello nuovo e noi gli gridiamo:
- Ehi, nan, non salire che ci sono i vigili!!!
Claudio mi tocca il gomito:
- Ma non lo sai che ieri è morta sua moglie? Domattina andiamo tutti al funerale, qui nella chiesa di San Bernardo.
Ci avviciniamo e porgiamo le condoglianze.
Piange.
- Belin, Clà, io non sapevo niente. Vedevo i fiori ben curati e lui che zappava l'orticello... il bandierone del Genoa sventolava sulla cancellata e pensavo che tutti stessero bene...
- La Franca era all'ospedale da sei mesi. Lui non diceva niente e noi non chiedevamo niente, l'abbiamo saputo all'ultimo...

Stamane, dieci di mattina.
La chiesa è già piena e alcuni dicono:
- Belin quanta gente c'è.... c'è tutto il quartiere c'è....
Non mettevo piede in un luogo di culto cristiano da un po' di tempo.
Anziane fanno la conta di chi c'è e chi non più. Alcune hanno il fazzoletto in testa. Altre si fanno aria col ventaglio, lamentandosi:
- Belin, che cadu c'u ghè in sta geixa... nu se ne poeu ciù....
Sanno a memoria tutte le preghiere e i salmi. Chinano il capo durante la benedizione dell'ostia. Le più trendy si genuflettono sulla panca mentre il prete solleva al cielo il simbolo, come folgorate da un dardo al curaro. Poi l'officiante declama:
- Noi siamo tabernacoli viventi in cui risiede la santissima trinità, fin dal giorno del nostro battesimo!
(no, Terence Hill non c'entra... però scopro di essere un tabernacolo vivente: non so se è bello o meno)
Recitano il padre nostro con i palmi delle mani rivolti al cielo. Scambiatevi un segno di pace.
- e va ben, và... a man t'aa daggu paegiu, anche se t'ei 'n cavelùn drugòu....
Fanno la comunione e tornano al posto con una faccia tra il contrito e il metafisico, quasi avessero in bocca un diavulicchiu calabrese. Poi lo ingoiano, con espressione sognante. Una mi dice:
- T'aa conoxeivi a Franca?
Certo che la conoscevo, signora... Mi diceva sempre che le levavo degli anni di vita, quando alle sei di mattina parcheggiavo la moto sotto le sue finestre.
- Ah, u se vedde che ti ghe n'e levè troppi.....
Mi fa, con un humour nero tutto genovese.

Poi c'è il valzer triste e sbilenco degli abbracci di cordoglio, al quale non mi sottraggo, sono qui per questo, anche se una parola di conforto serve sempre a poco.
E domani non sarò io a dover fare i conti con una casa vuota. Con una presenza cinquantennale tramutatasi in assenza. Coi fiori che aveva voluto lei da innaffiare e l'orticello coi pomodorini a grappolo che piacevano tanto a lei, da toglierci le erbacce attorno...
Devasta vedere un uomo così fiero sciogliersi come una noce di burro in padella. Lo stesso che poco tempo fa venne a casa mia con la bomboletta di ossiacetilene e mi saldò a cannello tutta l'inferriata del giardino. Preferisco ricordarlo così: non volle nulla in cambio.
- Te serve na màn: t'aa daggu!!
In un mondo così farcito di sacchi di merda, dove a volte ti verrebbe voglia di imbracciare un bazooka e fare una strage, le poche persone gentili ed atruiste spiccano al sole, ti tocca inforcare i Rayban perchè accecano, brillano troppo e sono così diverse dalle altre, stupisce appartengano alla medesima specie.
Occorre tener conto di questo. Cercare di prenderle per le ascelle, sorreggerle se stanno cadendo.
Questa è l'unica legge che conosco, non quella di dio, tantomeno quella degli uomini:
E' la legge della strada.

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08/08/2008

Antonio Rossi è il portabandiera della federazione olimpica italiana.
sul palco, con consumata attitudine, si toglie la maglietta col fregio biancorossoverde: tutte le donne, cinesi e non, pensano:
"aoh, anvedi che sto gran manzo se spoja e ce fa vedé li pettorali..."
invece lui sotto c'ha una canottiera con la bandiera del Tibet.
arriva la pula cinese, armi spianate, lo arrestano e lo portano via.
nonostante gli sforzi della nostra dipolomazia, non lo vedremo mai più.
giustiziato per "attentato alla sicurezza dei giochi olimpici".
seduto sul divano GODO come un riccio appena nato che si masturba in un campo di grano.
poi spengo la tv.
vado a letto.
ciao.

[già scritto da Uovok, riporto qui]

[n.b. godo, non per il trapasso del povero Rossi Antonio da Lecco, ma perchè un itagliano vero c'ha il coraggio di fare sto smacco qua ai puti cinesi...]

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02/08/2008

Ventotto anni fa la strage di Bologna.
Strage impunita, oggi più che mai.
E adesso?
Che si fa?

Andiamo al Bar Claudio a farci un gin lemon e scordiamoci una volta per tutte di queste belinate del passato...

produci - consuma - crepa

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02/08/2008

Alla Pompa Bianca fanno 1416 per il diesel e 1460 per la verde e c'è sempre coda.
Cinque minuti fa c'erano due ragazzetti ancora in botta dalla sera prima, arroganti da prenderli a cascate sulla mandibola, ma non ne valeva la pena. Sei minuti fa altri due ragazzetti indecisi, faccio io fai tu, faccio io fai tu, quasi una conta a chi sta sotto.
Volevo andare dal mio besagnino di fiducia a comprare un avocado fresco fresco dall'Israele e magari due melanzane da fare a striscioline e mettere in arbanella coi gusti. Poi passare dal mio venditore di motoricambi di fiducia e comprare il kit base della WP per la forcella che mostra un pochino la corda e va ricondizionata.
Magari approfittarne per fare un salto alla casa di Castelletto dove ho vissuto per cinque anni, ma è ponteggiata e le finestre non si vedono. Oppure prendere una focaccina al panificio di Via Napoli che, manco a farlo apposta, è di Napoletani DOC, ma la focaccia alla genovese la sanno fare da dio.

- chistu guagliune è sputato e'mammata-

Fa troppo caldo e torno a casa, questi sono giorni fatti apposta per viaggiare stando fermo.
Anzi, stravaccato sul divano, col ventilatore in faccia e una Ceres messa un po' nel freezer altrimenti si scalda subito, si sgasa ed è una merda.
Pensare alle mille curve di Tiglieto, piega di qua, piega di là, muretto di cemento, guardrail, striscia bianca, roccia sporgente, erba veloce, dirupo, tronco d'albero a lato strada. Cielo sopra e vegetazione generica ai due lati. Quando corri sono campiture omogenee.
Ricordare la stretta e unica via, porticata ad arcate bassissime, che attraversa Zuccarello e là in fondo la fontanella sotto cui mettere la testa o gettarcisi tutto, se fa troppo caldo.
La calma irreale del borgo medievale di Villanova. Non si muove una paglia fino a quando ti passa un aereo sulle gengive, facendoti prendere un colpo. La pista di atterraggio è solo un chilometro oltre.
E poi Garessio, Ceva, Murazzano, Bossolasco, Diano d'Alba. "Gemellato con Diano Marina", recita il cartello...
La Panoramica delle Alte Langhe. Bellissima e basta. Troppo bella. Ben asfaltata, veloce, quasi deserta.
Poderi con filari geometricamente perfetti che paion tracciati con riga, squadra e goniometro. Tutte le colline disegnate nello stesso modo, carraie interpoderali come vene della mano. Odore di letame, voci lontane di uomini, cani, motoseghe e trattori. E le Alpi, laggiù, a fare da sfondo.
Curva di qua, curva di là; sasso, erba, capanno abbandonato, palina di segnalazione e cartelli stradali bizzarri. Da fermarsi a fotografarli.
Bar lato strada, bicchiere di vino e lasciare scorrere, veder passare, con nonchalance quasi la vita non fosse mia.
Fumare una sigaretta.
Dormire.
Ciao.

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