
Ehi, ma com'è vivere per quarant'anni?
Eh è una cosa che ti sembra strana da ragazzetto, ma poi quando ci arrivi di volo e pensi "belin ho quarant'anni" è troppo tardi e li hai già superati.
I quarantenni medi non scrivono sui blog, no. Si tengono del tempo a disposizione, magari per un secondo lavoro, per far vivere meglio voi gnomi.
Non han mica tempo per queste belinate.
Poi certo gli piace la plèistescion e i siti per scambisti, ma questo è un altro discorso. E magari gli piace anche Second Life. Volendo anche Third Life, quando lo inventeranno. Hanno tante vite, i quarantenni, e tutte più semplici della vita reale.
Ma scrivere no, non gli garba. E' fasciarsi la testa di troppe belinate, sai. E poi è inutile, non dà soldo.
Ma lo sai che io a 18 anni ascoltavo "live fast, die young" dei Saxon he erano nazistoni ma io non lo sapevo. E vedevo i 40enni così vecchi ed esausti, andare avanti a tresette e bianchiamari, mi sembravano anziani, stanchi, obsoleti, chiusi in un'anticamera della morte, soffice e lobotomizzata.
Li vedevo sui gradini di Palazzo Spinola, in piazza, tornare ciondolanti dal lavoro stretti in una tuta da operaio piena di grasso. O con una camicia vecchia e gualcita, chiazzata di bianco a calce.
"figgieu... studià pe vegnì sempre ciù scemmi" dicevano.
Guardando il nostro chiodo e i capelli colorati.
Dignità umana misurata a chiazze d'unto e gocciole di calcìna.
Io non ci volevo mica arrivare a quarant'anni. Pregavo il signore che mi prendesse prima. Ma ero ateo, quindi che cazzo lo pregavo a fare, infatti non mi ha ascoltato.
E poi quelli sposati e con figli della mia età. I quarantenni di quel tempo avevano figli di 18 che arrivavano a casa a notte fonda fulminati di cannoni d'erba e percezioni nella testa che non sapevano manco loro dov'eran girati. Avevano altri problemi. Una vita, degli schemi, uno scenario futuro possibile e distinguibile, le foto al mare con la zia anziana sempre sotto al tendalino, che il sole con l'erre faceva male...
E tali foto non finivano mai su féisbuc.
Semmai sul giornale se avevano fatto una rapina.
O macabramente su una lapide. Dove poi ti portavano a vedere lo zio che non c'è più e magari ha avuto un incidente d'auto ma sulla tomba c'è la foto del mare.
Ritagliando la zia sotto il tendalino di tela che ripete belin il sole è nocivo, c'ha l'erre.
Approposito di erre: facciamo pensieri che vanno per gradi, ragazzo: impara a pronunciarla, che poi a sei anni devi andare a scuola e a quattordici al liceo o a impararti un mestiere. E a sedici avrai la fidanzata.
meglio iniziare subito, và...
Che poi a quarant'anni, quando io ne avrò settantotto e magari sarò come Sean Connery o magari non ci sarò più, penserai:
"Ma quante belinate mi diceva, il mio babbo..."
(questa è una gran sega mentale, non un post-bacchettone. E' un "non capisco ma mi adeguo" buttato giù da uno che ci mette ancora dieci minuti per scrivere un sms e che per lui il T9 è "quella cosa che ti ghe metti e parolle a bretio e ne sciortan giuste"...)