31/01/2009

Nella vita occorre avere la faccia buona.
Almeno quello è essenziale.
Una specie di "pacchetto base" per non essere la classica pallina natalizia tra le noci di cocco.
Già se nasci nella sottocategoria più svantaggiata, ebbene, almeno l'escamotage della facciaculo devi impararlo, per essere in grado di rispondere a tono ai proditori attacchi di quelli della "categoria avantage".
In questi molti anni ho visto persone fare cose ad altri, che io non mi sarei mai permesso.
Trattare la gente come merce, con superficialità, disprezzo, arroganza, senza alcuna ragione apparente, così, per etichetta.
Non è un caso che tra gli "arrivati" che mi capita di conoscere, molti facciano parte proprio di questa categoria: farsi odiare è anche farsi rispettare e temere. In pratica è farsi amare.
Ci vuole un fisico bestiale, però: sono felice di non averlo.
Il rispetto per le persone, in un ambiente di pari che alla fine proprio pari-pari non sono, è fattore che mi ha sempre contraddistinto.
Ciò non mi ha mai impedito di dire  ciò che mi veniva a chi lo meritava. Ma la faccia buona l'ho acquisita troppo tardi, come spesso accadde a quelli della mia generazione. E della sottocategoria B.
Quando uno più grande ed esperto ti fa un appunto o ti spiega come devi fare, tu, umile, appena arrivato, abbozzi e fai un cenno col capo, conscio di dover imparare molto per essere all'altezza.
Poi cresci. E crescendo fai e tue scelte, ti accorgi che non puoi abbozzare per tutta la vita, che devi girare i denti a chi lo merita e fottertene dell'educazione, che devi essere secco e diretto anche con chi ti ferma ai posti di blocco  o chi ti controlla sul lavoro, dire con chiarezza e fermezza ciò che devi: non ti servira a niente, sarà controproducente, ma hai uno specchio e ti ci devi guardare tutte le mattine. 
E fare in modo che non rifletta letame.
Poi cresci ancora, hai una famiglia, hai figli e allora prende il sopravvento lo spirito di responsabilità.
Il "condirne uno per educarne cento". Non serve a un cazzo, sia chiaro, ci provo da quindic'anni e risultati nisba.
Però scalda, come un buon grappino. 
E infine arriva il momento che te le vai a cercare.
Cambia qualcosa nel cervello e te li vai a scovare uno a uno.
Ricordi tutto, ti segni tutto, l'arroganza, la spocchia, la mancanza di rispetto.
Verrà il giorno in cui saranno loro, i tuoi nemici, a implorare aiuto per non soccombere e tu schiaccerai le loro ditine avvinghiate al bordo del dirupo e li farai volare giu??
No, scordatelo, non verrà mai, ti ci troverai centinaia di volte, ma loro mai. E' scienza.
E così scorre la vita. Bello fiero, lotti sempre in zona play-out e la volta che arrivi vicino alla promozione in serie A, ti danno tre rigori contro nella stessa partita. O ti annullano per fuorigioco tre goal validi.
E il salto di qualità appannaggio sempre degli stessi: quelli che nascono "di là", i senza scrupoli, gli egoisti, i superficiali, gli strumentali.
Sembra quasi una parabola della vita ed è parziale e filtrata, come ogni favola che si rispetti. Ma al mondo, dalla notte dei tempi, uno vince e uno perde.
E se alla fine sei ancora zero a zero, vai ai rigori.
Sfiga è che vincano sempre quelli che ci vogliono muti.

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24/01/2009

Sandro ha portato un treno di diciassette vagoni carichi di billette di ferro.
Rimane sulla soglia. Fuma. Dentro non si può.
Parla in dialetto con qualche collega là fuori, mentre al computer gli preparo la traccia per il tragitto di ritorno. Lui parla solo in dialetto, puoi anche essere della Valtellina, pazienza: impari il genovese. Altrimenti annuisci un po' con la testa e poi vai via.
Stamane mi sono cancellato da FB.
Riflettendoci, era inevitabile: uno come me, così critico nei confronti della società, non può aderire a un social network. Mi sentivo un prete che si masturba dalla finestra della canonica. O un cieco che va in bici sulla sopraelevata. Non è cosa. Guardarci da un buco di serratura grande come uno schermo da diciannove pollici. No. Non è cosa.
Sandro cammina sul ghiaione del fiume per vedere dove sono le trote, quelle buone, di misura. Tra poco c'è l'apertura della stagione di pesca. Vuole essere preparato. Ha dato da mangiare al cane e ha aiutato l'anziana madre ad alzarsi e a lavarsi, hanno fatto colazione e poi l'ha seduta sul divano, così può vedere un po' di TV. Quei programmi del mattino che solo le anziane madri guardano. O i ferrovieri che iniziano la giornata con caffelatte e focaccia del giorno prima. Poi vanno a prendere servizio alle sei.
Sono seduto alla tastiera da tre ore cercando di scrivere qualcosa di intelligente che stenta a venir fuori. Oltre la finestra sottili righe di pioggia striano il cono di luce dei lampioni. Penso a cosa potrei fare dopo. A quale sarà la sorte che deciderò per questo vecchio blog. Alle carte SIM da tagliare. Al depliant sulla scrivania che vorrei avere tempo di leggere.
Sandro è al bar del paese. Beve un pinot frizzante. Guarda piovere misto neve. Sul sellino della vespa c'è già un centimetro di poltiglia e tra poco deve andare a casa a preparare pranzo. Oltre il sipario tremulo delle scie di gocce, incastrato tra il profilo dei monti, si vede il mare. Grigio piombo. Armeggio per disinstallare Messenger, ma non sono convinto.
Ad ogni modo adesso il mio citofono funziona. Prima che lo rompano di nuovo.
Esistono modi e tempi per ogni cosa. Quelli come me riflettono molto e poi decidono, con cognizione di causa. Sono obbligati: se smettono di riflettere incorrono in errori madornali. E a volte smettono di riflettere. E sbagliano. La vita vera è qui o là, ma soprattutto là. In quei luoghi dove esistono buone mani e sorrisi, talvolta anche rimproveri, aliti di fiato e sguardi, voci, commenti, manate, strette al collo, parole sottovoce, ubriachi da sorreggere e sobri da ascoltare.
Sandro tra due anni esatti andrà in pensione. Avrà raggiunto i limiti d'età. Ci saranno giornate serene e tiepide per inforcare la moto e salire qualche chilometro, fino al bar della piazzetta. Sedersi vicino a lui sulla panca di legno marcia e corrosa, sotto il pergolato. I suoi vestiti un po' logori odoreranno di tabacco e grappini, come sempre.
E le parole, dette in genovese, si faranno capire.

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16/01/2009

"Problema:
un ragazzo vede conigli e polli in un cortile. Conta 18 teste e 56 zampe. quanti polli e conigli ci sono nel cortile?

Si consideri una specie di animale a sei zampe e due teste: il conigliopollo;
ci sono nel cortile 56 zampe: 6 zampe = 9 coniglipolli
Nove coniglipolli che necessitano di 9 × 2, 18 teste restano dunque 18 – 18, 0 teste nel cortile

............

Ma questi animali hanno 9 × 6, 54 zampe allora 56 – 54 = 2
Restano due zampe nel cortile

Si consideri quindi un’altra specie di animale che potrebbe essere il coniglio spollato che ha
1 testa – 1 testa = 0 teste, 4 zampe – 2 zampe = 2 zampe: le due zampe che stanno nel cortile

............

ci sono dunque nel cortile 9 coniglipolli + 1 coniglio spollato"

(brano tratto da "la merce esclusa" di Elio Pagliarani)

ecco, io oggi mi sento un Coniglio Spollato....

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09/01/2009

[...dedicata ad alcune persone che stanno per mettere il '4' davanti e credono sia simile a morire o qualcosa del genere...]

Ci sono sere in cui ripenso a tutto.
Al fatto che ho 40 anni e una parte dei miei vecchi amici non c'è nemmeno arrivata.
Al fatto che, dovendo fare una disamina attenta riguardo alle persone che mi circondano... beh... li trovo in genere cinici, disillusi, incasinati ed insoddisfatti.
Lo dico, nonostante voglia loro bene.
Mettiamoci pure il rivedere dopo tantissimo tempo gente che frequentavo vent'anni fa. O il ripensare a quelli che non ho più incontrato e non so, né posso sapere, se ci sono ancora e dove stanno di preciso, attualmente.
Mettiamoci il fatto che vent'anni fa non è che ci tenessi molto a superare i 40. Li vedevo vecchi, senza più nulla da dare, spogli, gualciti dall'incuria della vita. Perché alla fine, se non ti sbatti un minimo, una coltre nebbiosa ti ammanta confondendo le tue sembianze con quelle di altre di migliaia di esseri simili a te. E tu, povero piccolo vecchio, smetti di esistere.
Invece il mio intento era quello di bruciare tutto subito, non importa se si rischia, non importa se c'è il fondato imbarazzo di doverla finire prima.
"Live fast, die young!" 
diceva una canzone negli anni ottanta.
Vivi al massimo, pigia il piede sull'acceleratore, sbattiti, alza la testa, combatti, esci dal guscio.
Crepa piuttosto, ma non farti mangiare la miccia dal fuoco degli anni, non farti bruciare il cammino dal peso dei passi.
Invece no.
Invece a 40 anni ogni alba è radiosa e ogni cosa nuova è un fulmine allo stomaco. A 40 anni si guarda la gente negli occhi, senza abbassare lo sguardo. A 40 anni si paga ancora il proprio idealismo e ci si fa tritare, pur di non ammainare la bandiera.
E un bimbo per mano insegna a vivere, prima ancora che ci si renda conto di poter trasmettere qualcosa a lui.
Proprio io, che avevo dimenticato d'essere ancora bambino, dentro, nel profondo.
E dove andremo, cosa faremo ora, ci sarà rischio, ci sarà pericolo?


Stanotte, con calma olimpica, una volta per tutte, non ti rispondo.

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05/01/2009

...dinanzi a me da troppe ore, senza riuscire ad esprimere qualcosa di vagamente sensato.
Ho capito subito, dalla sua alba, che questo sarà un anno di trincea e di sfide.
Avrei preferito giungere a questa poco allettante conclusione in maniera più soffusa ed allentata.
Ma non sono io a decidere i tempi e i modi.
Certe cose piombano in casa senza avvertire al citofono.
Quando le hai davanti e ti rendi conto di non conoscerle, allora giunge il momento di iniziare a comprenderle. Provarci, almeno. Girarci attorno fino a praticare un  solco nel pavimento.
Aspettare che il riccio si apra per trafiggerne il ventre, oppure pisciarci sopra, come fa la volpe astuta e saggia.
Mi tornano in mente certe foto scattate anni fa nei Paesi Baschi. Il ceder terreno della bassa marea e le rocce aguzze affiorare dall'acqua cristallina, al tramonto, come miriadi di piccole lame assassine.
Esse sono fermi dinieghi.
Scuse.
Evidenze negate.
Teorie con troppi buchi.
Spiegazioni zeppe di omissis.
Porte fintamente aperte, fintamente socchiuse, realmente sigillate a doppia mandata.
Non ho soldi per una lancia termica, toccherà farmela prestare.

E, col tempo, imparare ad usarla. Sperando non finisca nelle mani sbagliate.

Ciao.

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