Nella vita occorre avere la faccia buona.
Almeno quello è essenziale.
Una specie di "pacchetto base" per non essere la classica pallina natalizia tra le noci di cocco.
Già se nasci nella sottocategoria più svantaggiata, ebbene, almeno l'escamotage della facciaculo devi impararlo, per essere in grado di rispondere a tono ai proditori attacchi di quelli della "categoria avantage".
In questi molti anni ho visto persone fare cose ad altri, che io non mi sarei mai permesso.
Trattare la gente come merce, con superficialità, disprezzo, arroganza, senza alcuna ragione apparente, così, per etichetta.
Non è un caso che tra gli "arrivati" che mi capita di conoscere, molti facciano parte proprio di questa categoria: farsi odiare è anche farsi rispettare e temere. In pratica è farsi amare.
Ci vuole un fisico bestiale, però: sono felice di non averlo.
Il rispetto per le persone, in un ambiente di pari che alla fine proprio pari-pari non sono, è fattore che mi ha sempre contraddistinto.
Ciò non mi ha mai impedito di dire ciò che mi veniva a chi lo meritava. Ma la faccia buona l'ho acquisita troppo tardi, come spesso accadde a quelli della mia generazione. E della sottocategoria B.
Quando uno più grande ed esperto ti fa un appunto o ti spiega come devi fare, tu, umile, appena arrivato, abbozzi e fai un cenno col capo, conscio di dover imparare molto per essere all'altezza.
Poi cresci. E crescendo fai e tue scelte, ti accorgi che non puoi abbozzare per tutta la vita, che devi girare i denti a chi lo merita e fottertene dell'educazione, che devi essere secco e diretto anche con chi ti ferma ai posti di blocco o chi ti controlla sul lavoro, dire con chiarezza e fermezza ciò che devi: non ti servira a niente, sarà controproducente, ma hai uno specchio e ti ci devi guardare tutte le mattine.
E fare in modo che non rifletta letame.
Poi cresci ancora, hai una famiglia, hai figli e allora prende il sopravvento lo spirito di responsabilità.
Il "condirne uno per educarne cento". Non serve a un cazzo, sia chiaro, ci provo da quindic'anni e risultati nisba.
Però scalda, come un buon grappino.
E infine arriva il momento che te le vai a cercare.
Cambia qualcosa nel cervello e te li vai a scovare uno a uno.
Ricordi tutto, ti segni tutto, l'arroganza, la spocchia, la mancanza di rispetto.
Verrà il giorno in cui saranno loro, i tuoi nemici, a implorare aiuto per non soccombere e tu schiaccerai le loro ditine avvinghiate al bordo del dirupo e li farai volare giu??
No, scordatelo, non verrà mai, ti ci troverai centinaia di volte, ma loro mai. E' scienza.
E così scorre la vita. Bello fiero, lotti sempre in zona play-out e la volta che arrivi vicino alla promozione in serie A, ti danno tre rigori contro nella stessa partita. O ti annullano per fuorigioco tre goal validi.
E il salto di qualità appannaggio sempre degli stessi: quelli che nascono "di là", i senza scrupoli, gli egoisti, i superficiali, gli strumentali.
Sembra quasi una parabola della vita ed è parziale e filtrata, come ogni favola che si rispetti. Ma al mondo, dalla notte dei tempi, uno vince e uno perde.
E se alla fine sei ancora zero a zero, vai ai rigori.
Sfiga è che vincano sempre quelli che ci vogliono muti.




