
Da qualche parte ognuno deve pur guardare.
Che sia davanti a sè oppure alle spalle poco importa, nell'urgenza dell'atto.
Ma importa nella valutazione di una innata predisposizione personale che pare assai fondamentale ad un certo stuolo di psicologi da quattro soldi col gusto della facile verità.
Poi uno può sempre scegliere di cavarsi gli occhi o, senza scadere nello splatter più bieco, di calarsi in testa un sacchetto nero, tipo quelli della rumenta.
Con due soli buchi all'altezza delle narici per respirare.
Come se già così non valesse un soffocamento.
Di solito guardo avanti.
Altrimenti finirei fuori strada, considerando che amo guidare veloce.
Negli specchietti retrovisori vedo le mie spalle, inconveniente tipico dei motocicli sportivi.
Per vedere chi mi "fa i fari" in autostrada devo leggermente sporgere il casco rispetto al cono di protezione del cupolino.
E invece no.
Passata la metà d'una vita di maschio italiano standard, la testa volge dietro.
Perverso meccanismo del capire chi siamo dal dove veniamo.
I mutamenti. Il divenire. L'evolversi o l'involversi: forse questa tramontana del belino sposta anche un po' tutti noi, non trovate?
E allora dagliela col passato non serve.
E dagliela con le pagine pesanti che svolti e chiudi e poi non riesci più a farci leva con l'unghietta per vedere che cosa ci avevi scritto.
E magari ti interessava proprio quello... oddìo come ti interessava... e quanto tempo a struggersi.
Questo sì, tempo inutile buttato alle ortiche che prolifererebbero anche in un cucchiaio di terriccio e starebbero bene, spettinate e frondose.
Ma quanti si ostinano nel dar loro in pasto, quasi in suffragio, porzioni di tempo irripetibile e lontano da una data di scadenza comunque sovrastimata.
Da questa mia finestra non vedo il mare perchè è celato dai dieci piani del palazzo di Angel Face.
Ma vedo un'ampia porzione di cielo. In quest'ultimo scorcio di vita ho osservato soprattutto nuvole.
La tramontana le spinge giù verso la Lanterna, poi il vento a metà giornata "gira" e le riporta su verso il Righi. Le contorce, sfilaccia, amalgama.
Sono sempre loro, ma mai uguali.
Avanti e 'ndré, tutto il giorno.
Senza paura.
Voglio essere così.






Uno tra i film più scarni che mi sia capitato di vedere, incuriosito da un monologo di Emidio Clementi che citava la storia dei due Buddha appesi alle pareti.