Sei e quindici.
Il porto è chiuso, fino a lunedì non si muove paglia.
Mi sono attardato, avevo necessità di una bella doccia.
Capelli bagnati inzuppano la camicia al centro della schiena e fa decisamente più fresco rispetto a ieri.
Sono il penultimo uomo su questo lembo di terra strappato al mare.
Saluto con la manina l'addetto alla sbarra, transitandovi sotto a cinquanta all'ora.
Lui è l'ultimo.
Stomaco brontola chiedendo una brioche alla marmellata e un caffè macchiato.
Pochissimi veicoli nella bruma del primo mattino, ventun chilometri da fare, qualcosa d'aperto ci sarà.
Voltri non pervenuto, idem Palmaro e poi Prà.
A Pegli son certo che esiste un bar tabacchi sempre aperto anche a Natale.
Infatti: peccato sia gremito di giovani alquanto esaltati di ritorno dalla disco.
Vibrano come corde di violino. Saltellano con l'argento vivo addosso.
Perchè cercar rogne quando non ce n'è bisogno?
Vado alla "fognazza", la spiaggia di Multedo.
Quel condominio, piantato quasi sul mare e servito dall'unica strada sterrata, polveroso, costruito in pianta a "C" sembra una casa di ringhiera e poco ha a che vedere coi metodi liguri.
Mi sono sempre chiesto che faccia avessero quelli che ci abitano.
Mare davanti e polvere che sale dalla strada.
Roba da neorealismo.
Il bar della spiaggia è aperto e un alacre ometto piazza fuori le sdraio.
Pescatore ancora alle prese con l'ultima canna, vestito di nero, suda.
Un altro issa il gozzo sul carrello, lo aggancia alla fune dell'argano, poi va nel gabbiotto, aziona una leva e con un sottile ronzio la barca viene su, a secco.
Rimorchiatori trainano un cargo arrugginito dal dolce nome di donna entro i moli del bacino di carenaggio.
Siamo in quattro, distribuiti su cinquecento metri abbondanti di spiaggia.
- Ha qualcosa da mangiare?
- Mah, mi han portato delle brioche ieri ma non so cosa c'è dentro.
- Mi sa che passo, grazie.
Ultime pagine del mio libro, mentre mi riprometto di concluderlo sono conscio di non riuscire a farlo.
Viene su il caldo e arrivano i bagnanti.
Ce n'è di ogni tipo. Generalmente chiassosi.
Infatti faccio fagotto, inforco il motorino e mi eclisso.
Nel cuore di Sestri, alla ricerca dei bar soliti, inesorabilmente chiusi.
Ce n'è uno a Cornigliano, gremito di sudamericani sbronzi e chiassosi che si pigliano a gran manate.
Mi sa che passo, grazie.
Inutile cercar rogne quando non se ne abbisogna.
Sampierdarena è il Deserto Dei Tartari.
Di Negro, via Milano, via San Benedetto sono prive di esseri umani.
La Stazione Principe è un mortorio.
In Via Sant'Ugo supero un vecchietto ottantenne che marcia esattamente a centro carreggiata, brandendo il volante della sua Opel Corsa primo modello come fosse un timone.
Mi ci sgolo il clacson e lui si risente:
- Ma vanni a da via u cù, belinùn.
La voce è quella classica dei vecchietti del West.
Oregina è deserta.
Un gatto suicida mi attraversa la strada, ma è rossiccio.
Oregina ha le finestre tutte chiuse, le uniche aperte sono le mie, me le sono dimenticate da ieri.
Ferragosto old style, nessuno in giro alla faccia della crisi, come ai vecchi tempi.
Chi predilige le ferie a giugno o a settembre, per l'epoca dei funghi, ha la fortuna di godersi questi scenari inusuali.
Ricordo le decine di ferragosti passati in città.
Col naso in su a guardare il nulla.
Senza noia, con una specie di lieve sorriso ebete.
Che a me il passato piace a prescindere.
Certi ricordi un po' meno, ma d'altronde sono difficili da uccidere.
Sembra quasi il Settantanove, peccato la luce sia diversa.




