26/09/2009

In genere non leggo sul luogo di lavoro.
Nemmeno nelle pause. Quelle poche, pochissime pause.
Tra l'altro è proibito dal regolamento e punibile con l'impiccagione sul posto.
Però ho sempre almeno 4 libri con me, tutti rigorosamente iniziati, se non li leggo io si leggono da soli e familiarizzano con lo zaino.
Ultimamente mi è presa la scimmia di leggere ai semafori.
Tengo Cavie di Palahniuk nella tasca posteriore della nuova giacca estiva, che in pratica è una canottiera dei Village People con le protezioni omologate CE.
Arrivo ai semafori, soprattutto quello di Via Lemani Dalnaso, che dura 5 minuti, spengo il motore ed estraggo il libro.
Praticamente ho inventato un sistema stop&start manuale applicabile al motore Kawasaki da 748 centimetri cubici.
Poi qualcuno strombazza e mi ridesto bruscamente. Infatti sto divagando.
Dicevamo. Leggere nelle pause di lavoro.
L'altro giorno ho fatto un'eccezione: vedo Mononeuronix tenere una rivista tra i polpastrelli delle dita, con sommo schifo.
Per quanto io non smetta mai di sorprendermi, Mononeuronix ha (ancora) il pollice opponibile.
- cos'hai, paura del contagio del virus H1N1? - gli dico, supponendo provenga dall'armadietto di Puzzamen o di Napalm.
- No, è che io non leggo
queste cose. -  fa lui.
E me la sbatte sulla scrivania.
Tale rivista ha il nome di un prodotto liquido scuro che di solito si ordina al bar e ustiona la lingua, dentro ci scrive gente famosa, tipo uno che ha il nome di un evento doloroso che precede il parto e un altro di un organo dell'anatomia umana molto usato da Monica Lewinski.
O ancora di una struttura di vetro o plexiglass dentro cui si coltivano le primizie quando c'è ancora la neve fuori.
Ci siamo capiti, no?
Di solito io preferisco altre letture, tipo un quotidiano che ha il nome di una cosa cartacea che si incolla sui muri, di cui ammetto di capire un 60% scarso, il rimanente 40% me lo spiega il Compagno Aldo.
Allora dentro ci tengo il DueRuote, si sa mai.
Come i vecchietti al parco dell'Acquasola, che hanno il Giornale sempre aperto, ma dentro ci tengono il Playmen.
Una volta avevano l'Unità. E dentro c'era Cuore.
(i vecchietti stanno andando a destra...)
All'interno della suddetta rivista sono colpito da un reportage su una nota città del Nordest, fino a qualche anno fa una delle provincie più ricche e operose dello Stivale.
Fabbriche di elettrodomestici, mobili ed accessori, officine di tecnologia avanzata, importanti anche a livello internazionale, coprono uniformemente d'un manto frastagliato le sue lande pianeggianti, avvezze a scoli fognari e orfane di coltivazioni a tappeto.
Un mondo efficiente ed industrializzato. Ma in Europa non c'è soldo, la gente non acquista e le fabbriche chiudono o riducono il personale. Così famiglie bireddito che vivevano dignitosamente, da un giorno all'altro, si ritrovano al sussidio statale.
Affitti e bollette arretrate, il mutuo non si riesce a pagare, poi  un giorno senti il citofono, chiedi chi è e ti rispondono:
- sono la Banca! -
E allora tu le dici: - che cazzo vuoi, o Banca, che non ho una lira? -
E lei fa: - Belin, visto che non paghi il mutuo, sta casa qui adesso è mia e tu hai 4 mesi per traslare altrove le tue balle.-
E così sia, non c'è modo di opporsi.
Nel mentre scorrono immagini alla Tv, nelle quali l'Innominabile Uno dice d'essere all'indice di massimo gradimento, 68.4 per cento, secondo importanti società di sondaggistica (che sono sue o di qualche suo cuggino)  e l'Innominabile Due vorrebbe segare in 2 l'itaglia, ma non come dicono i leghisti di qui, "da Roma in giù", nonnò, tendendo una ipotetica fune da Rovigo a Cuneo e segando lì, denominando la parte al di sotto Gabibbia e quella al di sopra Padania.
Mentre a te, Mononeuronix del Nordest, che sei nella bratta e sti due qui li hai votati entrambi dal 1994 in poi, viene una voglia feroce di imbelinare l'oggetto catodico giù per il balcone. Anche se è l'unica cosa che non ti hanno ancora pignorato.

E adesso cosa facciamo?
Non dovevamo andare lontano?

Silvia lo sai, lo sai che Luca si buca ancora......

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18/09/2009

vespa
Eh, si che lo so:
Sei lì a volar beata, poi arriva all'improvviso una cazzo di tempesta.
Settembre è sempre così.
Fà nulla: un riparo asciutto e si salva la ghirba.
Il giorno dopo, però, esce un bel sole a seccare tutto, incluse le ali intrise di salsedine.
Diventano due inutili astucci rigidi e tu non voli più.
Beh, adattiamoci, rimangono sei robuste zampe.
Rimane l'olfatto, infallibile, di prefigurare uno scenario nutrizionale nell'odore dolciastro di shampoo dei miei capelli.
Stesi in spiaggia ad asciugare al sole.
Sento i tuoi urticanti passi sulla pelle, mi desto di soprassalto ma è tardi, mi hai già morso.
Ti allontano con un colpo secco.
Il gomito prende a gonfiarsi come un salsicciotto.
Come rovinare una giornata e rovinarsi una vita.
E tu, improvvisato podista, ti riavvicini, frughi tra le pietre salmastre quasi a trovare un posto riparato dal sole in cui poter morire in pace.
Sono cose che si sentono, eh.
Noi animali sentiamo la nostra ora. Così dev'essere. Alcun'altra priorità è più impellente.
Ti osservo girovagare, valutare gli anfratti, gli spazi d'ombra e ad un tratto so esattamente cosa fare.
Un sasso tondo e piatto farà al nostro caso.
Ti acquatti e io copro con una improvisata struttura il tuo non trovar pace.
Mi riaddormento e tu muori.
E' la prima ed unica volta che lo fai.
Ed è la prima volta in vita mia che vengo morso da una vespa agonizzante.
Vite iniziano e finiscono, in ogni istante, là fuori.
La mia include un casco, una moto, un tragitto e una pomata al cortisone.
La tua un sepolcro di due pietre messe a croce.

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15/09/2009

rex

In galera non si può usare il cellulare.
Ma il lettore sì.
Fa passare il tempo. Qualcosa di forte.
Chissà che faccia avranno fatto i ragazzi del Bar Riviera nel guardare un po' straniti questa foto, in prima pagina sul Secolo.
Fermoimmagine casuale scoccato dalla telecamera d'un negozio di animali.
Un fotogramma ad alta definizione.
Bellina, eh? Non c'è che dire.
"Notte brava d'un operaio metalmeccanico."
"Voleva cambiare la sua vita, finisce in carcere quarantenne del ponente genovese."
"E adesso il Ministro Della Semplificazione Delle Cose Complicate dovrà emanare un editto per estrarre dalle strade genovesi certi potenziali assassini et stupratori et vandali compienti atti contrari alla morale comune e socialmente accettata"
Articoli di fuoco scritti da Don Luigi Sbrillo, prete barricadero della Lega Vicoli Uniti.
I miei genitori non sono di chiesa. Però non vogliono più vedermi, dicono che sono un pezzo d'asino.
Cameraman rapaci volteggiano le loro remiganti d'aquila su e giù per il giardino.
"Belin ma io qui ci ho seminato il radicchio, a nescio, cosa calpesti qua e là, che poi non viene su..."
Ma noi, signor Parodi, facciamo solo il nostro dovere d'informazione, sa com'è.
E insomma, loro proprio non mi vogliono, in un mese manco una cartolina da Celle Ligure.
Con scritto "saluti e baci, ci manchi, Mauro e Elda"
Invece Giuseppe viene ogni mercoledì a colloquio.
Stavolta gli ho chiesto la discografia intera degli AC/DC. Volevo qualcosa di forte, a scivolarmi via le ore.
Mi passa la chiavetta dalla feritoia, insieme a ritagli di giornale che parlano del mio strampalato caso umano.
E' già ora di andare.
Con la coda dell'occhio vedo di sghembo il muro dello stadio, rosso e imbrattato di scritte.
Ricordo tutte le giornate che ci ho passato dentro.
Prima dentro, ora fuori ma pur sempre dentro.
Che strano esser dentro quando in realtà si è fuori. E non si sa che vuol dire esser dentro per davvero.
I muri dello stadio parlano di voce propria, urlata, sgolata, stramazzata.
C'è un "forza Genua", ma vi rendete conto? Andrebbero studiate apposite forme reclusive per gli illetterati.
Poco più in basso però c'è anche un "forza Sandoria"
Uno sgorbio grammaticale per ogni schieramento.
Siamo circondati da compagni che sbagliano.
Costellati da fenomeni paranormali che arrancano a stento su stecche di carne -denominate gambe o più propriamente zampe- le cui malferme definizioni ci fanno sorridere e rabbrividire.
"Questo è tutto fuori, Mario, non dargli retta. Questo tempo pochi giorni fa il botto, capisciammé."
E il botto quando viene non lo senti arrivare, ma lo fai.
E' un lungo salto nel buio, a perdifiato.
Non serve mica un kalashnikov, che figura farebbe la tua gualcita lettera d'obiettore?
Fedeli alla linea anche nel dramma. Un'ascia sapientemente levigata e bordata di smalto anticorrosione rosso basterà.
Quando il sopruso è più grande, poi non pensi più e la forza duplica, triplica, centuplica.
Sai quante volte avrei demolito volentieri la Postazione Otto?
Tutti quei computerini ronzanti che controllano i percorsi in sequenza delle elettrosaldatrici a controllo numerico, la sala per le fusioni in conchiglia, il corridoio semibuio, serie continua di scaffali traboccanti scartoffie.
Beh oggi lo faccio. Non ci credete? Allora state a guardare per bene.
Però non vi impressionate, ragazzi, non sono Freddy Kruger.
Non vi sarà torto un capello.
Bianchi, che fai? piangi? e tu, Morabito, grand'e'gross ciula e gaioff, ti sei fatto uno schizzetto di sciolta nei mutandoni?
Galline siete. Io sono un Giustone.
E mo' sfascio con un gesto repentino anche la scrivania in palissandro del Grande Capo, violento la sua poltrona in pelle di dinosauro nappato e mentre lui si rifugia nel cesso, faccio scempio della sua collezione di swarowski comprati a peso d'oro in ogni parte del mondo e spiaccico con metodo e dedizione quegli orribili modellini di Mercedes.
Sono un  proletario e amo solo la Dacia e la R4.
E poi, in strada, mentre sento le sirene arrivare - ma come, GIA' le sirene, sarà durato al massimo sei minuti, non siamo mica nel film del Blues Brothers - vedo quelle povere cavie, pappagallini tristi in colori pastello, criceti operosamente frustrati addetti alla loro ruota, cagnolini implumi dal viso triste abbioccato al vetro.
Beh fatto il trenta, via col trentuno.
Un colpo per vetrina, sei o sette per gabbiera, una gomitata al naso del commesso, che sanguina copiosamente.
E loro che fanno? Loro si guardano attorno sbigottiti e NON SCAPPANO.
Io li libero e loro stanno lì.
Bastardi.
Sono ammutolito.
Mi prendono.
Sarei scappato, io, avrei venduto cara la pelle, quant'è ver'iddio.
Invece rimango immobile e mi prendono.
Due calci nella schiena, altri due sulla faccia e tante, troppe urla inutili.
Mi impacchettano come un salame e via.

Alla fine, però, qui non va male.
Pasti caldi e molta tranquillità.
Nessuno che attenta alle mie terga.
Sanno: Rapido come un'anguilla e scattante come un felino.
Oggi è martedi. Domani invece sarà Mercoledì, verrà Giuseppe e gli dirò che con gli AC/DC divento troppo nervoso, se mi procura qualcosa degli Yes o dei Gentle Giant sarò un uomo felice.

Poi mangerò il polpettone che sua zia Giuditta La Pasionaria prepara con tanto amore per il suo Fiero Rivoluzionario.

E infine dormirò, guardando di sghembo il muro dello stadio.
Dove stan scritte le cose della vita.

[ogni personaggio o fatto è fatto come un cammello, ma non per questo è reale. Escluso Giuseppe, che è reale e che saluto ossequiosamente da queste pagine.
Grazie a Michele per la foto.
] 

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