26/11/2009

L'ultimo film di Tarantino è una zuppa.
Ma non una di quelle con ceci, bietole, cotica di maiale e scorza di parmigiano.
Bella ribollente di voluttà etnica.
No.
Una zuppa di farro e verdure. Elaborata e inutile. Che a me fa gonfiare l'intestino e poi sparare flatulenze a mitra per giorni e giorni.
Riflettevo su questo leggendo la recensione
di Alessandro, sulla quale mi troverei parzialmente d'accordo.
Anche perchè lui ha un modo di esprimere le sue idee, in genere differenti dalle mie, assai affascinante e molto, molto conciso.
Veder bruciare vivi Hitler, Goebbels, Goering e tutto lo Stato Maggiore nazista ad opera di un nero ed una ebrea scampata al massacro della sua famiglia, diciamolo, è un gran bel vedere.
Ma a me, dopo Le Iene e Pulp Fiction, l'amore per Quentin è andato progressivamente scemando e ora, subìto questo Inglorious Bastards, credo sia del tutto finito.
Insomma, sto film, definito giustamente da Ale "l'anti-Soldato Ryan" nun se po' guardà.
Ormai ci si mitraglia anche alla PAM o dal besagnino, ci si accoltella per un parcheggio e ci si spara in faccia per un'occhiata malandrina al sedere della morosa: non mi diverto più nemmeno a veder sparati i gerarchi nazisti.
Va bene, il film è costellato qua e là di sublimi scene di tensione emotiva, infinitamente dilatate, nelle quali Tarantino è maestro indiscusso. I giochi di sguardi, dietro cui si celano la consapevolezza del potere di vita o morte e la conta delle vie di scampo residue.
Ma per uno che ha goduto sonoramente di fronte alle scene mozzafiato di Pulp Fiction, beh, è un po' pochino.
Oh, non è un dramma, questo film piacerà a molti e farà cassetta, una voce fuori coro ci può stare, nulla di serio accade.
Tranne i commenti degli spettatori, vicini di fila, di posto a sedere, compagni o camerati di sala.
Quelli sono seriamente imbecilli.
Uno su tutti: il risolino divertito, proveniente dalla fila dietro, durante una sequenza in cui gli scagnozzi del Cacciatore di Ebrei mitragliano a tappeto una famiglia giudea nascosta sotto le assi del pavimento.
Una scena-macello.
Carnefici-Vittime 5 a zero. Come Inter-Genoa.
E loro, stupide pecore rimbecillite, ridacchiano di gusto.

Aveva ragione Fish.

This world is totally fugazi.

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20/11/2009

L'altro giorno sono andato a vedere Ammaniti alla Feltrinelli, l'ho già detto da qualche parte, e ho trovato il reading anche divertente, soprattutto la storia del satanista indeciso.
Molti di voi immagino abbiano letto suoi libri.
Ai tempi di Comediocomanda era stato anche assai criticato per il taglio volutamente cupo dato alla storia, per il tessuto sociale disgregato o inesistente, per la natura violentata, serva al progresso disordinato e inutile, per le norme ignorate e sovvertite, i personaggi ignoranti ed individualisti, rispondenti unicamente a loro pulsioni più o meno involontarie.
Pronti a perpetrare qualsiasi nefandezza o addirittura ad uccidere pur di ottenere una soddisfazione immediata alla loro sete perversa.
Un libro così non serve ad un popolo che vuole crescere (ovattato)
Far vedere il male non aiuta a mostrare il bene che vogliamo per i nostri bambini. (i bambini, si si: diamogli Moccia)
Il malessere esistenziale non ci aiuta nella ricerca del benessere. (il fatto che abbiamo le pezze al culo è poi del tutto secondario)
Allora l'altro giorno vado a lavorare coi mezzi.
Poi però la sera i mezzi scarseggiano e mi devo adattare, considerando il fatto che ho (pure, eh, và che sei pieno di musse) esigenza di nutrirmi.
Ciò si traduce in un lungo giro a piedi per le periferie urbane.
Alle 22 le brave famiglie stanno nelle loro brave case coi loro bravi figlioli, attaccate ai loro bravi televisori LCD ultima generazione.
A guardare i loro bravi programmi di prima serata, vedere un po' cosa combinano gli amici su FB, poi lavarsi il pisello (o la patata per chi ne è dotato), l'ascella i denti e via a nanna.
Fuori ci sono le legere.
Una massa di gente che vive d'espedienti.
Ci sono i Venditori di Scitto che ti danno la spallata classica dicendo "fumo ragazo fumo"...
Le Puttane Negre che sorridono e ti dicono "ciao ragazo vieni io sukia bene trenta euro"...
Poi ci sono le Puttane dell'Est, spesso giovanissime, che sorridono con gli angoli della bocca rivolti in giù.
i Gangster Sudamericani, faceti e colorati finchè con un qualsiasi pretesto non si prendono a bottigliate e ti ci trovi in mezzo (cazzi tuoi, impari a non prendere la macchina).
Nelle zone buie e umidicce, sotto la simpatica pioggerellina autunnale, nelle lande disabitate che raccordano i punti di aggregazione delle categorie sociali precedentemente descritte, sparuti gruppi di Rumeni Vaganti camminano a passo veloce, parlando fitto tra di loro, intenti a chissà quale loro traffico o ignota mansione da svolgere.
Poi c'è il Barista Marocchino che dopo avermi servito il caffè mi saluta sorridendo e mi augura buona serata.
Tornando ad incollarsi al televisore vociante d'un rumoroso programma in lingua araba.
C'è il capannello di Tossici Storici Genovesi, intenti con solerzia alla consueta Spada Serale, innocui ma forieri di cattivi ricordi.
E, infine, ci sono i Ferrovieri Scoglionati che rientrano dal lavoro.

Tornando a bomba: Ammaniti mi piace per come immagina scenari apocalittici eppure così reali.
E pazienza se descrive quelle cose che noi non vorremmo mai vedere.

Baci a tutti.

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17/11/2009
A me piacerebbe scrivere di panorami scintillanti al sole.
Di strade colorate dai raggi obliqui, strabordanti di gente con un gran sorriso stampato come se qualcuno distribuisse agli angoli di strada la maria più fotonica mai esistita al mondo.
Eppoi una lunga stagione di benessere incondizionato e problemi zero per tutta l'umanità, leghisti col fazzoletto verde e africani dei vicoli a mangiare insieme dal kebabbaro emettendo sonori rutti di soddisfazione gastrica. Genoani e Sampdoriani sugli scooter a due a due, correre sul viale dello stadio strombazzando.
Nessun politico inquisito, tutte facce da bravi guaglioni a cui affideresti le chiavi della Panda appena comprata e potresti anche prestargliela per portare la fidanzata a Vesima.
Invece parlo di sfiga.
La sfiga aleggia come l'umidità atmosferica sopra il pezzo di mondo che percorro ogni giorno,  piega la schiena della gente che conosco, gliene fa succedere di ogni e poi non contenta gli fa piazza pulita attorno, rendendoli rigidi come ombre sole.
E i vicoli scintillanti di osterie high-tech orfane di clienti, col solo barista a leggersi la Gazzetta dietro il registratore di cassa, questi vicoli umidicci e zozzi non mi piacciono più come una volta, non mi ci trovo più, non sono più casa mia e la gente che ci abitava è persa chissà dove e non si sa nemmeno se poi tornerà.
Non ricorda neanche di esserci stata.
Lasciare un posto per un altro, tutti diversi e tutti identici.
E tu, ex collega convertito alla politica, tu che esci dal palazzo infiocchettato a gala, ricambi il saluto a stento chiuso nel tuo bozzolo di lustrini inutili e fingi di non ricordare il mio cognome.
Tu che verrai tra poco a chiederci il voto stampando il tuo sorriso su un manifesto o aiutando a stampare il viso di chi sorriderà per quelli come te.
Tu puoi crepare e i cani possono mangiarti fino all'ultimo nervetto.
Per quelli come te il mitra è sempre poco.

E vaffanculo al cosmo.
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12/11/2009


benvenuti al banchetto dell'iniqua suddivisione di risorse.
della costante divaricazione tra zona uefa e zona playout.
rode la rabbia perchè le occasioni capitano a norma unica
a chi molto e a chi poco
a chi porte aperte e a chi serrande sprangate.
a chi moine e a chi sprangate sul cranio.
capi con sempre meno scrupoli e servi a correre.
e a correre alla fine ti scoppia il cuore.
questo è il mondo dei nostri figli, il mondo che abbiamo voluto-subìto-anelato-contrastato.
il posto dove non ci si dà una mano.
il posto in cui ti poggio un ginocchio sulla spalla, faccio leva col corpicino e in un attimo ti mangio la testa.
in cui comandare lasciando le responsabilità a tergo è una forma di sottile orgasmo.
essere incontrastati e col culo parato è un sublime onanismo.
in cui ognuno sceglie con metodo due mani serrate a coppìno a parare l'ano.
ed è servo finchè serve.
(ma non sa che lo sarà nei secoli dei secoli, amen)
datemi del catastrofista: io non ingoio le stesse cose e quindi forse non vedo le stesse cose che vedete voi.
non mi imbonisco alla medesima fonte.
lo scintillìo dell'inutile mi dà alla testa e non mi incolla un finto sorriso.
non mi anestetizzo con le pillole consuete.

la strada per il nulla è ormai breve.
e siamo un popolo in cammino.
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09/11/2009
Ho ancora quel numero di telefono memorizzato.
Cambio sovente tipo di cellulare, li scasso o muoiono da soli, cambio scheda, operatore telefonico, faccio razzia della gente che negli anni è venuta a starmi sulle balle e non voglio più tra i contatti.
Ma quel numero è sempre lì.
Il numero di una scheda SIM che chissà dov'è, magari finita nella rumenta assieme al telefono, magari in fondo ad un cassetto di una persona cara, magari chissadove.
Non lo saprò mai e non mi importa di saperlo.
Ho ancora quel muro mangiato dall'umido che tu mi avevi spiegato come risanare, mi avevi detto che, se volevo, te ne saresti occupato, magari dopo l'estate, quando eri meno preso da altri lavoretti edili che avevi fissato.
Lui rimane lì, da anni ormai.
Quel "dopo l'estate" non è mai venuto.
E così sia.
Ma un mondo nel quale i pochi che meriterebbero di starci sopra decidono di andarsene, dimmi, che cazzo di mondo è?

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02/11/2009
ZenaAddicted
L'altro giorno parlavo con Michele.
Disquisivo sul fatto che se sai fare foto hai il grimaldello per entrare dentro la verità delle immagini, di un luogo,  un volto, un elemento.
Tu li assecondi e loro - zac - vengono fuori.
Sono cose che non le compri dal besagnino: puoi coltivarle quanto vuoi ma le hai o nisba. Dipende dall'attenzione ai particolari, dalla modalità analitica di percezione.
Come quando insegni a una persona ad andare in moto, le spieghi bene - vedi qua, rallenti e ti allarghi e poi pieghi giù e nel mentre acceleri.
E niente, costui continua a fare le curve quadrate.
A me puoi regalare una fotocamera di ultima generazione, ma continuerei a far foto quadrate.
Perchè ho la moto come prosecuzione delle chiappe. E ingombra.
Come De André aveva la chitarra a proseguir le dita.
E Michele la macchina fotografica.
Ma a me è lampante come la fotografia possa essere la prosecuzione dello scritto, il fattore esplicativo.
Oppure l'incipit.
Da lei esce tutto, inizia tutto, te la metti lì davanti e lei parla, ti dice - ehi, nan, ti ricordi di quella volta in cui facevamo la tale cosa o guardavamo il tale panorama abbracciati (a un fiasco di barbera)....
E le dita d'incanto prendono a correre sui tasti, devi solo lasciarle fare in una sorta d'apnea narrativa.
Però c'è da dire una cosa:
Genova mentre piove, le auto arroganti che sguazzano nelle pozzanghere, la strada luccicante al lume dei fanali, le case vecchie e umidicce che guardano giù coi loro occhi di vetro illuminati...
Tutte queste vite che scorrono veloci senza incrociarsi mai, chi sotto, chi sopra e chi dentro...
E i poveri cristi zuppi fino alle mutande, l'ombrello tirato via dal ventaccio di mare, che ti pare di sentirli smadonnare uno a uno...
Beh, son cose che aiutano:
anche un fotografo cane.


[ma perchè non riprendi a scrivere, genoano malefico!]
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02/11/2009
antiopa
Siccome qui si taccia la Crisalide di lavoratrice atipica o, peggio, di essere che non fà una beata cippa (e non ne mancherebbero peraltro le ragioni) farò alcune opportune precisazioni.
Partiamo dal bruco.
Egli schiude da un uovo microscopico, come molti di noi (ad esempio i Visitors, che ci sono ma non li si vede, in quanto criptati.)
Potremmo dire che il bruco lavora all'accumulazione, da buon genovese, che belin c'è la crisi e belin non si sa mai. Va in giro a piedi, è brutto e quindi nessuno se lo fila, non prende di patata ma è conscio che si rifarà in una fase successiva. Eppoi è polifago: mangia qualsiasi cosa trova per strada e se non è sempre caviale o crespelle ai funghi, pazienza.
Infatti credo che mai nessuno di voi abbia visto un bruco in coda al Gran Ristoro o all'Osteria di Vicopalla.
Poi un giorno a 'sto qui gli viene una depressone bestiale e sente che è la sua ora. Si imbozzola su un supporto ergonomico e riparato, oppure sottoterra, dentro il microonde o tra le spazzole del motorino della lavatrice e diventa crisalide.
Fortuna che aveva stipulato un contratto di part-time verticale.
Gliel'aveva già detto al capo, guarda, per 6 mesi puoi contare su di me ma poi mi fermo per gli altri sei.
A primavera l'evoluzione è completa e dalla pupa fuoriesce uno sgargiante lepidottero, detto più comunemente farfalla, che con ali setose e variopinte si libra in volo, sbattendosene il belino del part-time e della cgil.
Vola tutto il giorno a succhiar fiori, gli altri insetti la guardano e le gridano "ahò, a'bbonaa..." e lei passa la vita tra mojitos, feste mondane e strisce di bamba.
Fino al punto in cui qualche farfallone le dà due radicciate, la ingravida, lei si riempie di uova come un astuccio di mini profitteroles e appena può le depone su un supporto adatto allo scopo: non giovano alla sua linea e la appesantiscono in volo.
Peccato che muoia subito dopo.

Che sfiga, eh?

Poi dall'uovo schiude il bruco e il ciclo continua. Sembra un po' il sistema politico italiano.
Mi dite dov'è imbozzolato Dalema?


[foto presa dal web]
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